Riassunto campo

Faenza, 07 gennaio 2012

Email inviata alla prof.ssa Franca Tamisari, relatrice della tesi a Ca’ Foscari, Venezia

Gentile prof.ssa,

ormai è passato molto tempo dall’ultima volta che le ho scritto. Ormai sono tornata in Italia, ma con Rio non ho ancora chiuso: dato che la ricerca sul campo svolta finora non mi soddisfa e che mi si è presentata la possibilità di lavorare, ho pensato di tornare in Brasile. Anzi, a dire il vero, ho già prenotato il biglietto: parto il 31 gennaio. Presto verrò a ricevimento e per questo volevo riassumerle un po’ le ultime novità.

Dall’ultima volta che le ho scritto, il campo ha cominciato a prendere una piega un po’ più degna di una tesi di laurea, essendo riuscita a fare ulteriori interviste, chiacchiere e, finalmente, osservazione oltre ad aver partecipato ad incontri ed eventi legati, spesso anche solo anche solo in maniera indiretta, alla musica funk.

In particolare, ho partecipato ad un grande evento avvenuto in centro, il Rio Parada Funk, che è stato simbolicamente molto significante per questo genere musicale, il quale è così “sceso” dalle favelas per raggiungere il centro cittadino, alla ricerca di riconoscimento da parte della popolazione carioca e con l’intento di dimostrare le intenzioni pacifiche dei suoi esponenti. Questa manifestazione si è rivelata molto proficua per la ricerca, in quanto le riunioni che hanno preceduto l’evento e a cui sono riuscita a partecipare mi hanno permesso di entrare in contatto con molti esponenti di tale genere. Inoltre, ho potuto osservare in un’unica giornata i diversi approcci che le persone (di generazioni, stati sociali, gusti musicali, ecc. differenti) hanno con tale genere, di vedere cosa accade in un baile (anche se in questo caso potremmo dire “atipico”, nel senso che è stato un evento finora unico e totalmente diverso da quelli che avvengono abitualmente in altre aree delle città), di immergermi nella storia di tale musica, essendo presenti DJs e MCs di diverse generazioni.

Inoltre, mi hanno affiancato nel campo due amici antropologi, studenti a Lipsia e intercambisti, di cui il ragazzo a Rio e la ragazza a Recife, nel nord del Brasile e da poco arrivata a Rio. Con loro sono così riuscita a confrontarmi e a scambiare idee ed opinioni, osservazioni e anche teorie (la ragazza, infatti, avendo studiato in precedenza infermieristica, ha riportato che secondo lei il tasso ormonale tra i partecipanti era molto alto, dovuto alle danze sensuali e alle nudità dei corpi che, allo stesso modo dell’alcol, eleverebbe la possibilità di comportamenti aggressivi). Su questo evento ho scritto inoltre un saggio per il corso di Antropologia urbana che ho seguito alla UERJ, analizzando appunto l’occupazione del centro della città in quanto tattica (quindi prendendo spunto da De Certau) della massa funkeira per entrare a far parte della città di Rio, e non esserne più esclusa.

Inoltre, lo stesso gruppo che ha organizzato il Rio Parada Funk, organizza dal 2004 dei bailes (balli, feste) mensili in una famosa discoteca del quartiere boemo col nome di “Eu Amo Baile Funk” (io amo le feste funk) e a cui ho partecipato. Tuttavia non è stata particolarmente allettante per la ricerca, in quanto il costo dell’evento è piuttosto elevato (sui 20/25 euro), soprattutto in confronto ai regolari baile che si tengono nelle favela e in periferia (che costano in media 2.50 euro), per cui vi era poca gente e di classe media. Sicuramente ciò è utile sul piano comparativo e per avere un’idea di come si svolgono i baile in luoghi in cui il sistema di suono è più elaborato, in cui il pubblico è ristretto ai pochi che se lo possono permettere e che hanno accesso al luogo, quindi il centro cittadino, e infine sui baile “da discoteca”.

Totalmente diverso è un baile a cui sono stata in una zona più semplice e circoscritta, in cui la maggior parte degli abitanti riceve il salario minimo brasiliano, lavorando principalmente come mano d’opera, e vive in case con affitti molto bassi. Nonostante ciò, è il cuore musicale della città, la zona portuaria, luogo in cui il samba si è radicato e da cui si è diffuso, essendo la famosa Città del Samba a pochi passi da lì. Questa piccola collinetta, piccolo quartiere chiamato “Morro do Pinto” (la collina del pulcino), è stata il perno da cui ho potuto cominciare a capire e sentire sulla mia pelle cosa sia il funk. Infatti, avendo passato molto tempo là assieme al mio collega antropologo, e in particolare in un piccolo e semplicissimo bar di ritrovo degli abitanti della zona, ho imparato tanto sulle loro vite, molte delle quali inestricabilmente intrecciate a questo genere: ho conosciuto un dj, di mezza età; un grande appassionato di funk che, prima che nascesse il figlio, ha fatto qualche performance in diverse “equipe di suono” e che è stato il mio maestro di danza funk (e anche un po’ di samba); una ragazza amante del funk e fidanzata ad un dj che suonava tutte le domeniche in una “quadra” della zona. Ho anche conosciuto alcuni musicisti di jazz, samba e appassionati di altri ritmi come quelli balcanici; ho ballato forrò, sentito spiegazioni sul makulelé, imparato che in Brasile, più nello specifico nello stato settentrionale del Maranhão è molto forte ed apprezzato il reggae, con le sue peculiarità nella danza e nello stile musicale (devo ammettere, come forse può immaginare, che la cosa mi ha incuriosita parecchio).

In particolare, vi è una figura che si è rivelata molto paradigmatica e che il mio collega S. e io abbiamo deciso di intervistare di fronte alla telecamera e nel suo contesto di lavoro. Questo percussionista carioca ha vissuto vent’anni della sua vita fra l’Europa e gli USA, in particolare a New York, dove ha avuto anche l’opportunità di suonare con grandi nomi della musica jazz, e che ora si ritrova di nuovo “a casa”, guadagnandosi da vivere in una scuola di musica. Le sue conoscenze, il suo modo di esprimersi attraverso le mani, ai battiti su qualsiasi tipo di percussione (anche se la sua vera passione è la batteria) più che attraverso la parola, e la genialità delle performance a cui assistevamo quotidianamente (era infatti coinquilino di S.), ci hanno portato a fare questo esperimento. Ora abbiamo un ottimo materiale (l’intervista più alcune riprese di una lezione di batteria, oltre a diverse discussioni che ho avuto con lui sul funk e sui ritmi africani che hanno influenzato la musica brasiliana), a mio parere, e siamo in fase di discussione per decidere cosa farne.

Infine, sul morro sono accaduti un paio di episodi pertinenti al mio tema di ricerca, almeno quello che ho portato avanti finora, ossia il rapporto musica/violenza. Infatti, sono stata tre volte in quella quadra in cui il fidanzato della mia “gate-kepper” suonava la domenica e, a parte la prima volta in cui ho potuto assistere a un baile di una comunità (quello stesso giorno ero reduce dal Rio Parada Funk, prima osservazione di campo in senso stretto, ossia nella realtà e non nel mondo virtuale) e ho preso le prime “lezioni” di ballo funk, le altre due volte sono accaduti eventi piuttosto “insoliti” per cui l’osservazione del baile è stata sospesa. Una volta, arrivati alla quadra, abbiamo notato che il locale era praticamente vuoto e la musica che stavano suonando era samba, per cui abbiamo deciso di spostarci in un altro locale in cui dovevano suonare funk. Anche questo era vuoto, ma due ragazzi hanno cominciato a avvicinarsi e a istigare gli amici con cui stavo, per cui ne è uscita una “rissa verbale” di cui non mi hanno voluto spiegare il motivo esatto. I miei accompagnatori come i proprietari del bar che frequentavamo li hanno percepiti come molestatori e, in un certo senso pericolosi, e per me ne tenevano a una certa distanza.

Il secondo episodio è stato, invece, molto più rilevante, in quanto, arrivati come al solito alla quadra intorno alla mezzanotte, questa era circondata dalla polizia militare. La musica continuava a suonare, benché molto bassa, e tutti i partecipanti erano fuori, schierati di fronte ai poliziotti armati di fucili e, ubriachi, hanno cominciato a cantare e provocare i militari. La situazione era tesa e i miei accompagnatori si sono preoccupati per una eventuale rissa e/o sparatoria, per cui ci siamo presto allontanati. Di qui è nata una riflessione che ho trascritto nel saggio per l’esame di Antropologia delle emozioni (quello sulla paura, di cui le avevo accennato, e che la professoressa del corso mi ha detto aver apprezzato).

Un altro aspetto molto interessante dello scenario funk è anche la diversità e creatività nelle danze. Sta infatti prendendo piede uno stile di ballo chiamato “passinho” (non so come tradurlo: “passetto” sarebbe impertinente) a cui ho assistito diverse volte, sia nelle feste che su diversi filmati su internet, ma anche in una presentazione svoltasi alla Mostra del Film Etnografico che si è svolta a novembre. Questo è molto apprezzato anche da bambini piccolissimi (era presente uno alla mostra che avrà avuto massimo 6 anni) e è tema di molte competizioni che si svolgono sui morros della città e di cui è in fase di realizzazione un filmato/documentario etnografico. Oltre a ciò, le danze si diversificano tra uomini, donne e travestiti o transessuali, ma la componente sensuale/sessuale difficilmente manca. Senza entrare troppo nello specifico di ciò, ho scritto il terzo saggio per l’esame di Individuo e società, analizzando quindi la sessualità come vissuta tra i giovani funkeiros attraverso lo sguardo di Foucault (“Storia della Sessualità” e alcune interviste rilasciate alcuni anni prima della sua morte) e di Giddens (“La trasformazione dell’intimità” ed il concetto di “ultra-modernità”).

Per quanto riguarda le interviste, oltre a quelle di cui le avevo riferito in precedenza e che avevo svolto con i miei coinquilini e con la responsabile delle relazioni internazionali della Ong AfroReggae, sono riuscita a entrare in contatto anche con un’altra organizzazione musicale chiamata “ApaFunk”, la quale aveva portato il funk all’Assemblea Legislativa dello Stato di Rio de Janeiro (ALERJ) per far si che il funk fosse riconosciuto in quanto cultura e non fosse più discriminato come avveniva, al contrario, secondo un decreto precedente. Il tema principale della conversazione è stata la questione giuridica. Inoltre ho intervistato un rapper, conosciuto alle riunioni di preparazione della Parada, e la cui conversazione è stata più incentrata sulle restrizioni che i baile funk e la radio comunitaria che dirigeva nella favela Santa Marta hanno subito recentemente. A parte ciò, ci siamo persi in una lunga conversazione e scambio di opinioni al di fuori del tema centrale e ho passato circa 10 ore con lui, visitando la favela e conoscendo i suoi abitanti e la sua storia. I rapporti con lui sono rimasti, anche se non sono più tornata là, in quanto mi sono offerta di tradurgli il libro che aveva appena finito di pubblicare. Più che un libro, è un piccolo riassunto di idee e consigli che voleva diffondere e condividere con gli altri abitanti delle favelas di Rio, di stampo apertamente comunista e alcune delle quali non condivido, ma mi è sembrato una buona maniera per ricambiare il favore concessomi.

Quindi sono riuscita a ottenere un’intervista anche con il giovane organizzatore della Parada, colloquio che si è tuttavia rivelato un disastro: da un lato io ero molto stanca e poco concentrata quel giorno, dall’altro lui si concentrava più sul far colpo su di me che parlare dell’evento e di musica. Ho voluto infine fare un esperimento con il mio ragazzo, intervistandolo in quanto abitante di São Paulo e apostata del funk carioca. Le discussioni che avevamo avuto in precedenza hanno influenzato tantissimo questa che ho registrato, ma nonostante ciò sono venute fuori un paio di idee e osservazioni interessanti, a cui non avevo pensato, come al fatto che la musica funk non abbia ancora il suo “dio”, un esponente “mitico”, insomma, un idolo.

Infine, ho raccolto molto materiale bibliografico, libri e articoli, pagine web, filmati, commenti su Facebook, come accennato in precedenza sia legati al funk che sulla città di Rio e le questioni principali che coinvolgono gli studiosi un po’ da tutto il mondo a riguardo la Città Meravigliosa: favelas, violenza, samba e altri generi musicali, etc. Sfortunatamente (o fortunatamente, dipende dai punti di vista), ho trovato diverse tesi di laurea scritte su alcuni aspetti relativi al funk, tra cui i diversi modi di ballare, la violenza, la criminalizzazione, etc., insomma, i temi su cui avevo pensato di concentrarmi. Quest’anno è stato anche pubblicato un libro, anch’esso dissertazione di dottorato, di una professoressa dell’università di Brasilia che ha coinvolto nella sua analisi tutti quegli autori post-moderni che avevamo trattato nel corso di Antropologia culturale dell’anno scorso, quali Gilroy e Hall, De Certau, Clifford, oltre a Foucault e Geertz, costruendo una affascinante analisi sulle pratiche discorsive nel funk e introducendo l’idea che la musica funk sia il prodotto della diaspora africana. Tutto ciò mi ha demoralizzato un po’, allo stesso tempo in cui mi incentivava a approfondire il tema.

Contemporaneamente la curiosità sulle varie musiche presenti in Brasile, la curiosità per l’infinità di strumenti musicali utilizzati, le storie che accompagnano i vari generi musicali e un ritorno “personale” al reggae, nel senso che la ripetitività del testi funk e la monotonia dei contenuti mi ha portato a riascoltare i ritmi giamaicani, cosa che non facevo da tanto tempo, mi hanno portato a riflettere sul fatto di voler portare avanti il campo in relazione al funk. L’intervista fatta con il percussionista è stata decisiva nel mettermi in crisi, ma a questo punto non so se valga la pena cambiare o sviare l’argomento. Certo è che una tesi comparativa sulle musiche brasiliane, o anche solo carioca, non è fattibile.

Insomma, questo è a grandi linee quello che è successo negli ultimi due mesi in cui non le ho scritto e pensavo di venire a ricevimento al più presto (circa a metà mese) per conversare un po’ su tutto ciò. Pensavo inoltre, anche se non so se riuscirò in termini di tempo, a tradurre i saggi scritti per gli esami, per vedere se possano già costituire alcuni capitoli di tesi. Per quanto riguarda il diario, le interviste e tutto il materiale di campo raccolto non mi è invece possibile inviarlo, in quanto è molto confuso e, devo ammetterle, che nell’ultimo mese sono riuscita a scrivere davvero poco, dovendo risolvere alcune questioni personali e svolgere i saggi per gli esami. Volevo quindi dargli una sistemata prima.

Sono successe tante, troppissime cose in questo semestre e mi sono completamente fatta coinvolgere e trasportare dagli avvenimenti e da tutto ciò che quest’esperienza mi ha offerto. E, proprio per questo, ho deciso di tornare a Rio: per poter svolgere la mia ricerca con più calma, concentrandomi solo su ciò, senza avere i pensieri dei saggi da leggere per le lezioni o di esami da fare. Sì, come accennato lavorerò anche, ma nella casa in cui ho abitato e in cui tornerò a stare, essendo questa anche un bed&breakfast (e che per questo potrebbe essere un’altro oggetto di tesi, cosa a cui preferisco non pensare per non confondermi ulteriormente le idee…).

Riassumo infine gli avvenimenti sul campo, lasciando l’approfondimento di tutto ciò per il ricevimento.

  1. 03-10-2011 – conversazione con A., produttore musicale di São Paulo
  2. 04-10-2011 – conversazione con B., figlio di Marcelo, 16 anni circa
  3. 05-10-2011 – conversazione con C., donna delle pulizie, abitante di una favela della zona ovest
  4. 05-10-2011 – conversazione con D.dell’ong XY e marcato incontro
  5. 05-10-2011 – conoscenza di E. della libreria Z, dj, mi ha passato un po’ di musica
  6. 05-10-2011 – conversazione con F., percussionista coinquilino di S.
  7. 06-10-2011 – intervista a G., musicista e produttore di MPB
  8. 16-10-2011 – intervista a H., di Campinas (SP)
  9. 24-10-2011 – riunione Rio Parada Funk al Circo Voador
  10. 25-10-2011 – discussione tra I.e J. al bar del Morro do Pinto
  11. 26-10-2011 – riunione Rio Parada Funk
  12. 30-10-2011 – Rio Parada Funk
  13. 30-10-2011 – baile al Morro do Pinto
  14. 31-10-2011 – conversazione con i colleghi K. e S.
  15. 02-11-2011 – conversazione con L., dj funk al Morro
  16. 04-11-2011 – intervista a Fiell, rapper della favela Santa Marta
  17. 06-11-2011 – baile al Morro e discussione al Bar do Tonhão
  18. 08-11-2011 – intervista a Mc Leonardo e Guilherme dell’ApaFunk
  19. 16-11-2011 – conferenza alla UERJ sul diritto d’espressione, a cui a partecipato anche Mc Leonardo
  20. 20-11-2011 – conversazione al Morro Santa Teresa con partecipante ai “baile de corredor”
  21. 21-11-2011 – intervista a Mateus Aragão, dell’Eu Amo Baile Funk e cordinatore della Rio Parada Funk
  22. 23-11-2011 – osservazione “Arte do Passinho”, spettacolo alla Mostra do Filme Etnografico
  23. 25-11-2011 – osservazione Eu Amo Baile Funk, Circo Voador
  24. 27-11-2011 – baile al Morro sospeso dalla polizia
  25. 19-12-2011 – intervista a J. al Maracatu scuola di musica

Arriverci a presto. Cordiali saluti

Maurizia Tinti

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