Osservazione baile Morro do Pinto -1-

 Santo Amaro, 01 novembre 2011

  Quadra Eles Que Digam, Nabuco – Morro do Pinto –  31.10.11 – h.00-03:30

Domenica 30, dopo la Parada e dopo esserci persi nella Zona Ovest, S. e io siamo andati al Morro do Pinto. G. aveva infatti telefonato per dirci che ci sarebbe stato un baile là in basso. Non alla Vizinha Faladeira, ma in un’altra quadra. Dopo aver mangiato un rapido x-tudo (hamburger) da Tonhão, verso mezzanotte S., G., P. e io ci siamo incamminati (tutti piuttosto alticci) verso il baile funk. Siamo scesi lungo il versante opposto del Morro rispetto a quello che sono solita risalire. La discesa corre parallela ad una strada piuttosto grossa, sopra la quale ne passa un’altra: queste dividono il Morro do Pinto da quello da Providência. La vista che se ne ha è un ammasso di piccoli edifici in mattone a nudo tra i quali passano nette colate di cemento. Tra queste case spicca poi un casermone nuovo, bianco ed intatto, nitido. Non è la chiesa della comunità, bensì la UPP da Providência.

Arrivati in fondo, invece di svoltare a sinistra verso il “territorio nemico”, ci siamo diretti a destra ed abbiamo proseguito lungo una lunga strada circondata da piccole casette di inizio secolo piuttosto trasandate. Sul fondo, in un vicolo cieco poco illuminato, l’aria era invasa dal ritmo del pagode che usciva da una piccola porticina blu e molti giovani erano raggruppati lì fuori, come in attesa. G. sembrava una pop star, con i suoi capelli lunghi dal taglio perfetto, estremamente lisci e con meches bionde; orecchini a anello grande e lenti a contatto azzurre. Vestiva un paio di leggings neri, una maglia nera sbrilluccicante di paillettes ed una paio di decolté con tacco dieci circa. Mi ha presa per mano e siamo entrate direttamente per la porticina, mentre i due ragazzi hanno dovuto pagare all’entrata la somma di 5R$ ciascuno.

Appena entrati, subito di fronte a noi, c’era il palco dove un gruppo di musicisti dal vivo suonava samba e una bellissima ragazza cantava e intratteneva il pubblico. Il suo stile sembrava essere influenzato da quello di Amy Winehouse per la chioma lunga e acconciata a banana e lo stile vintage-eccentrico in cui era vestita.  Ho scoperto poco dopo che era Mc Sabrina, stella del funk carioca. Sulla destra si estendeva la sala da ballo, di 200 metri quadri circa, lungo la quale erano disposti i tavolini della birra dal colore azzurro (quindi sponsorizzati dalla birra Antartica). In fondo, nell’angolo, vi era un cabinotto costruito in maniera molto semplice e totalmente aperto sui due lati, la cui parte superiore è stata dipinta a quadretti bianchi e rossi: era il bar. Il soffitto, invece, era ricoperto di striscioni di stoffa rossa che convergevano nella colonna portante centrale e da migliaia di striscioline luccicanti (sembravano fatti con la carta delle uova di pasqua).

La quadra era piena di persone, almeno un centinaio. A differenza della Parada dove prevalevano gli uomini, qui i sessi sono più o meno equamente rappresentati. Il sesso misto, ossia travestiti e transessuali, era invece rappresentato da un ragazzo che era vestito, aveva atteggiamenti e ballava come una ragazza. Vestiva una canottiera attillata e di colore giallo, short bianchi ed Havaianas bianche, semplice. I capelli erano lunghi e con ricci ben definiti da uno di quei prodotti liscianti visibilmente utilizzati da molte donne afro-discendenti. Nella danza, poi, prevalevano i movimenti del bacino, marcatamente rivolti all’indietro, sporgendo così il fondoschiena, e tendeva a ballare in coppia, sempre posizionato davanti sia che ballasse con delle donne, sia con degli uomini. L’avevo visto anche al Largo da Carioca nel pomeriggio.

L’età dei presenti si aggirava tra i 16 anni ed i 60 circa (bisogna tenere in conto che non sono un asso nell’attribuire l’età alle persone). I più anziani erano in particolare i musicisti, mentre le coppie sedute ai tavolini si aggiravano sui 35/50 anni. Assistevano allo show accompagnati da fiumi di birra e, ad alternanza, si alzavano e sambavano un po’, per poi risiedersi ed aspettare. Sempre in piedi ed attivi erano invece i più giovani. Tuttavia, devo specificare che alcune ragazze e ragazzi rimanevano radunati ai tavolini, in pochi casi mischiati tra di loro, e solo nel momento in cui veniva sparato ad alto volume il funk, si alzavano e si scatenavano ed erano in pochi coloro che si lanciavano indipendentemente dal genere./div>
Appena arrivati ci siamo posizionati a un tavolino situato alla parete opposta all’entrata, lasciandoci il palco a destra e potendo così vedere i tre DJ posti al lato del palco con una piccola console composta da un unico computer sul quale stavano lavorando, mentre il gruppo dal vivo continuava la performance. Uno dei tre è il fidanzato di G., che l’ha salutata con un casto bacio sulla guancia. Ci siamo così bevuti un paio di birre, mentre il pagode si apprestava a finire, o per lo meno a fare una pausa. Quindi è entrato in scena il funk e la situazione si è scaldata. G. ha cominciato a ballare come mai mi sarei aspettata, muovendo il suo corpo piccolo e tozzo in movimenti rotativi e sensuali, puntando molto sulle anche, le spalle e la testa. Anche i piedi non erano mai fermi. Sembrava un tornado, carica di energia.

Anche due ragazzine dall’apparenza minorenni si sono scatenate non appena hanno sentito il batidão e si sono posizionate di fronte a noi, a pochi metri di distanza dal palco. Entrambe erano vestite con short, canottiera attillata e piuttosto scollata e portavano ai piedi scarpe basse, tipo Converse ma non originali, con tanti disegni colorati stampati sopra. I capelli erano sciolti e immancabili erano il trucco sgargiante e lo smalto fosforescente. Un altro gruppo di ragazze, poi, di cui alcune si differenziavano nell’abbigliamento per il fatto di indossare un vestitino corto e attillato o una minigonna al posto degli short, oppure i tacchi invece che le infradito, si sono schierata una affianco dell’altra come a formare una barriera di fronte a noi. Ed ecco che è partita un’ola di bundas. Al mio lato, dietro alle ragazze, si sono radunati alcuni ragazzi, di cui forse solo uno raggiungeva i 20 anni. Erano tutti molto scuri di pelle e altrettanto vestiti di scuro, con pantaloni lunghi e giacche a vento. Ogni tanto li ho visti toccare repentinamente le ragazze che ballavano e altre che passavano. La reazione di queste era che si voltavano per vedere chi era stato e, appena lo inquadravano, cominciavano a ridere e si rivoltavano in avanti. Altri ragazzi hanno cominciato ad avvicinarsi alle ballerine, con un approccio diretto e molto approssimato.

Sono entrata in panico, quell’ansia da “cosa faccio se…?”: se mi avessero palpata, se avessero cercato un contatto o un “ballo ravvicinato”? Lungo la mia crescita sono stata infatti influenzata da molte femministe emancipate, di cui alcune sessantottine, ed a volte è molto difficile per me non intervenire impulsivamente secondo i precetti trasmessimi e mantenere, al contrario, una certa “fermezza professionale”. Senza nemmeno darmi il tempo per rispondere è poi arrivato F., il ragazzo di G., il quale mi ha preso i fianchi da dietro per ballare assieme. L’avevo già intravisto flirtare con altre giovani di fronte allo sguardo un po’ imbarazzato della fidanzata. Non volevo avere dei problemi con G. e per questo ho deciso di allontanarlo, togliendogli le mani dai miei fianchi e spostandomi. Lui però mi ha presa e strattonata verso di lui, nel momento in cui ha afferrato anche la sua compagna e l’ha posizionata dietro a sé.

Eravamo così disposti in fila, con lui al centro che coordinava la danza. Ho guardato S., con un’occhiata preoccupata, forse alla ricerca di soccorso, e lui ha sorriso e ha fatto un gesto con la testa che ho inteso come: “Ma dai ballaci, cosa vuoi che sia!”. Ho seguito così l’onda dei corpi: peso sulla destra e scatto del tallone sinistro all’interno e conseguente scatto dell’anca all’infuori, ossia verso destra; ondeggiando, riposizionavamo il bacino al centro, in due battute scandite dai piedi: prima quello interno, il sinistro quindi, raddrizzando il tallone e così anche la gamba; poi il piede destro. Infine, spostavamo il peso sul fianco opposto (sinistro) per far scattare l’anca all’infuori, nel momento in cui il tallone destro veniva rivolto all’interno e si piegava così la gamba. Quindi di nuovo verso il centro. Questo è la base, un modo semplice di ballare funk.

Presto mi sono stancata, ho perso il ritmo e mi sono staccata dal “bondinho”. Poi ho affiancato P., lanciatissimo nelle danza dal momento in cui è entrato nella quadra. A lui devo molto per il fatto di avermi dato le prime vere lezioni di ballo, per avermi insegnato con molta serietà, pazienza e professionalità. Mi teneva per mano, dandomi così un senso di sicurezza, e faceva segno col dito per indicarmi il ritmo, rivolgendolo prima all’orecchio e poi tichettandolo in aria. All’improvviso, poi, cominciava a muoversi, prima con uno scatto delle spalle, poi scatenando i piedi e, infine, rallentando ed aspettando che io lo imitassi. Quando poi si è accorto che gli fissavo i piedi e si accorgeva di prendere velocità, facendomi perdere la coreografia, prendeva entrambe le mie mani e ci posizionavamo uno di fronte all’altro. Ho così appreso che il fuoco di tutta la danza è concentrato nell’area del bacino, che va mosso in maniera soave, sensuale, senza troppi scossoni, e con movimenti pelvici che potrebbero rimandare ad un rapporto sessuale romantico, lento, carinhoso. I piedi si muovevano a volte completamente, in piccoli passetti, altre volte tenendo la punta ferma ed alzando e abbassando il tallone. Questo è molto importante, mi ha urlato all’orecchio a causa dell’alto volume della musica, in quanto permette di rimanere molleggiati.

Quando poi ho cominciato a prendere confidenza con il ritmo e con i passi (e devo ammettere anche grazie alle birre che mi hanno lasciato decisamente più disinibita), mi sono lasciata andare e ho cominciato a “mexer mais a bunda” (muovere più il culo). Imitando G. e le altre ragazzine dei paraggi, ho cominciato anch’io a piegare il busto a 90°, cercando di muovere il sedere (e solamente il sedere, lasciando il resto del corpo fisso, immobile) in alto e in basso, con movimenti meccanici, come robotici e a volte velocissimi; altre volte facendo piede perno, soprattutto il destro (è più facile per me). Roteavo e scattavo la bunda all’infuori a ogni passo e lasciavo libere le braccia nel disegnare vaghi movimenti in aria. Ogni tanto poi, ci divertivamo a praticare dei piccoli girotondi, scontrando le mie natiche con quelle di P. in maniera giocosa e invertendo ogni tanto il senso della giravolta. Ho anche provato a “descer até o chão”, come richiedevano la maggior parte dei pezzi funk che venivano passati dai DJ, ma data la mia inesperienza dovevo ricorrere a qualche appiglio (sedie, pavimento, pantaloncini di S., qualsiasi cosa incontrassi) per paura di cadere distesa a terra.

Verso le 3 del mattino abbiamo visto entrare un poliziotto, non armato ma dotato di giubbotto antiproiettile, che ha fatto spegnere il sound. Le luci si sono accese all’improvviso e, quando l’atmosfera era già molto calda, siamo andati tutti fuori. Lì erano presenti due volanti della PM, con i rappresentanti delle forze dell’ordine disposti sia all’interno che all’esterno di esse, e di cui alcuni armati con degli enormi fucili.

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