Osservazione baile Morro do Pinto -2-

Santo Amaro, 07 novembre 2011

Quadra Eles Que Digam, bar do Tonhão, bar do Celio – Morro do Pinto – 07.11.11 – h.00-05:30

Ieri sera le cose sono andate ben diverse rispetto al primo pago- funk alla quadra in cui siamo andati. Il programma era lo stesso: incontro da Tonhão con G., P. e S., da cui saremmo poi partiti per il baile domenicale alla quadra Eles Que Digam. Di nuovo, verso la mezzanotte ci siamo incamminati (eravamo sempre noi quattro) e quando siamo arrivati in fondo alla discesa, all’incrocio con la Favela da Providência, abbiamo incontrato una volante della PM con i poliziotti dentro. Non ci abbiamo fatto molto caso e abbiamo proseguito cantando le canzoni dei Doors, o meglio, le parti dei testi che ci ricordavamo, mentre G. ci precedeva di alcuni metri presa dalla fretta di incontrare il fidanzato.

Arrivati alla quadra, abbiamo incontrato molti ragazzini in attesa fuori, ma quando siamo entrati (con lo stesso procedimento: Gisele e io davanti, tenendoci per mano, e gli uomini fuori a pagare la loro entrata) abbiamo trovato la quadra praticamente vuota. Suonavano ancora pagode e le poche persone presenti erano sedute ai tavolini. Come era avvenuto la volta precedente, giusto il tempo di andare al bar a prendere alcune birre che G. era già svanita con il fidanzato. S. e io siamo rimasti seduti fino alla fine del pagode, mentre P. era lanciatissimo nella sua “danza di malandro”, che si potrebbe anche descrivere come “strascicante”.

Quando poi i musicisti, un quintetto differente dal precedente, hanno finito la loro performance, senza alcun secondo di tregua è stato dato inizio al baile funk. A parte alcune ragazzine presenti, la maggior parte delle 30/40 persone avevano sui 35/40 anni, apparentemente non molto in vena di far festa e danzare. Mi sono alzata e ho affiancato P., che ho presto abbandonato per andare a vedere cosa stesse facendo il dj, questa volta solo. Non capendo niente di cosa stesse facendo e delle funzioni della console virtuale, posso solo dire che alzava ed abbassava le leve, a volte schiacciava dei pulsanti ed altre volte apriva una finestra dalla quale sceglieva i pezzi da mettere. Il tutto con la manina del mouse.

Il volume era altissimo. Non so dire se era così alto anche la volta passata perché ero troppo rintronata dalla giornata trascorsa alla Parada per rimanere infastidita tanto quanto quella sera. Anche P. se ne è accorto ed ha pensato che forse era meglio andarsene. Lungo il ritorno verso il bar di Tonhão, fatto in macchina con F. e G., ha spiegato che dato il volume così alto, data l’ora (era ormai l’1 di notte) e la PM nelle vicinanze, quest’ultima sarebbe arrivata presto per dar fine alle danze.

Siamo così tornati desolati al al bar di Tonhão, dove mi sono fermata a conversare con P., ormai completamente ubriaco, il quale mi ha confessato che c’era un forte rischio che avvenisse un tiroteio. Comunque sia eravamo tutti fuori dal pericolo, ma ancora con una gran voglia di far festa: non rimaneva che il pago- funk del bar do Celio, collocato a pochi metri di distanza dal bar do Tonhão, salendo la strada. Anche qui spesso organizzano serate funk, con il DJ fornito di una vera console analogica collocata in uno stanzino al lato della pista da ballo. Solitamente i baile avvengono il venerdì sera e ne avevo sentito parlare molto da Gisele, benché non ci fossi ancora stata.

Quella sera, nonostante fosse una domenica, il locale era pieno di gente, tutti lanciati da tempo nelle danze e nella pegação (i flirt). Siamo quindi entrati con difficoltà nel locale e ci siamo subito piazzati affianco al bar, dove lavorava un amico dei colleghi carioca. È passato poco tempo che G., abbandonata dal ragazzo che se ne era tornato a casa per riposare, è stata afferrata da P. per lanciarsi in un ballo coordinato, sensuale e mi verrebbe da dire addirittura appassionato. Io continuavo a guardarmi intorno, trovando una situazione non molto diversa da quella che avevo trovato alla quadra: persone che circondavano dei tavolini (questa volta gialli, quindi della birra Skol) colmi di lattine e bottiglie di birra, di cui nessuno a sedere e tutti lanciatissimi a ballare. L’età era nettamente inferiore, aggirandosi su una media di 20/25 anni e, anche qui, non ho visto la prevalenza di un genere sessuale rispetto ad un’altro. Forse vi era qualche ragazzina in più “tirata a sabato sera”, vestita quindi con un vestitino attillato e fiorito o con altissimi scarpe col tacco o con la zeppa; molti ragazzi, invece, erano a dorso nudo, essendo il clima all’interno del piccolo locale decisamente afoso.

Ho quindi cominciato a ballare, a muovermi secondo i passi che mi erano stati insegnati in precedenza e, a volte, Gisele mi affiancava come a voler creare una di quelle coreografie di coppia che molte ragazzine stavano effettuando. Ho infatti notato che non vi erano delle fanciulle che danzavano sole, bensì, se non accompagnate dal fidanzato o da un pretendente, creavano dei circoli o dei bondinhos e si muovevano tutte a ritmo e eseguendo uno stesso movimento, avviato prima da una e poi da un’altra. A volte, giocosamente, imitavano anche una danza di coppia mista, in cui il ragazzo è solitamente posizionato dietro e la ragazza davanti, piegata come ad offrire le sue abbondanze posteriori. Altre volte, invece, scendevano fino al pavimento, soprattutto quando questo era richiesto dal testo della canzone, per poi risalire balançando.

Ho provato ad imitarle, ad azzardare quei passi “osé” che ancora non avevo intrapreso fino in fondo, e presto hanno cominciato ad avvicinarsi alcuni ragazzi. Con alcuni è stato più facile rifiutare il richiesto ballo di coppia, mentre altri non accettavano il rifiuto e si ostinavano a insistere. Gisele mi prendeva e portava via, anche perché cercavo di  parlare con loro per tirar fuori alcune osservazioni, ma lei, a differenza di me, si era resa conto che una semplice chiacchierata poteva significare qualcosa di più, come mi ha spiegato lì per lì. Per far si che due ammiratori particolarmente caparbi si allontanassero, anche perché erano evidentemente sotto i fumi dell’alcol e stavano cominciando ad esagerare, P. e G. mi hanno messa tra le braccia di S. e hanno spiegato ai due che eravamo fidanzati.

Ormai esausti e decisamente accaldati, verso le 5 del mattino siamo usciti a prendere un boccone d’aria, dopo il quale non saremmo più ritornati dentro.

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