Osservazione baile Morro do Pinto -3-

Santo Amaro, 02 dicembre 2011

Quadra Eles Que Digam – 28.11.11 – h.00-02

Domenica 27 novembre sono tornata alla quadra Eles Que Digam con gli amici del Morro do Pinto per la terza volta, alla solita festa pago-funk. Questa volta si era aggregato anche J., l’inquilino di S. Arrivati là a mezzanotte circa, tuttavia, abbiamo visto che il locale era circondato da pattuglie della PM, con le luci rosse che dipingevano le pareti degli edifici e accecavano le persone sparpagliate per la strada. Non era la prima volta che trovavamo le forze dell’ordine che si aggiravano o facevano la guardia da quelle parti, ma questa volta abbiamo subito capito che stava accadendo qualcosa. Tale deduzione era scaturita dal fatto che la presenza era massiccia, essendo presenti cinque pattuglie, più tre militari armati nella strada principale e cinque allineati nel vicolo perpendicolare, esattamente di fronte all’entrata della quadra; infine, altri poliziotti entravano ed uscivano dal locale.

La situazione che abbiamo trovato avvicinandoci presentava svariate persone che erano state espulse dalla quadra, tra cui alcuni piuttosto ubriachi che cantavano e schernivano i poliziotti, mentre questi ultimi rimanevano tranquilli con le armi in mano, appoggiati ad un lato della pattuglia. Guardavano a volte il cellulare, altre volte invece i personaggi che gridavano, e osservavano attentamente la strada e nei dintorni e conversando tra di loro. I miei accompagnatori hanno cominciato così ad esprimere preoccupazione e sconforto, in modo che anch’io sono stata “contagiata” dalla paura. “Isso vai dar merda! Acredita, já passei por isso!” (Ciò creerà dei problemi! Credimi, ci sono già passato!), ripeteva continuamente J.

Volevo rimanere per vedere cosa sarebbe successo, anche se la paura aumentava ogni volta che guardavo i fucili. I tre uomini che stavano con me hanno detto che era meglio andarcene, ma io non volevo; mi sono così ritrovata a dover prendere una decisione tra etica e sicurezza: rischiare e rimanere là, sia perché era una buona osservazione per la mia ricerca, sia perché ero preoccupata per Gisele che era entrata nel locale per incontrare il fidanzato, o andar via e perdere la possibilità di descrivere la presenza delle forze armate in un baile funk. Mi hanno convinto ad optare per la seconda.

Abbiamo risalito la strada e siamo riusciti a rimanere un po’ ad osservare la situazione dall’alto. Speravo di riuscire a scattare alcune foto, ma la paura di essere vista ha prevalso e, inoltre, i poliziotti ci avevano visti la in cima e, a volte, ci scrutavano. Niente è cambiato dal momento in cui siamo arrivati. La scena è rimasta statica, con i poliziotti-vedetta fuori dalla quadra che osservavano intorno e altri che entravano e uscivano dalla porticina azzurra. I partecipanti alla festa, buttati fuori dal locale, continuavano invece ad intonare canti di sfida e presa in giro nei confronti dei poliziotti, a una distanza di pochi metri da loro, come a voler dare inizio ad una rissa. Di ragazze ve ne erano poche, e mai sole, ossia sempre accompagnate da un uomo. Nessuno mi sembrava particolarmente preoccupato, a parte i miei accompagnatori ed io.

Di fianco a noi, sporto al muretto per osservare cosa stava accadendo, era presente anche un ragazzino sugli 8/10 anni, di pelle nerissima e molto magro. Gli ho chiesto cosa stava accadendo e, con molta non-chalance, mi ha risposto che la polizia era arrivata un’ora prima per chiudere il baile. Non era accaduto niente di sconvolgente, ossia nessun sparo e nessuna violenza o rissa, ma anche lui ha ammesso che non era per niente tranquillo, che tutto poteva ancora succedere, ma che tuttavia non sarebbe accaduto di fronte allo sguardo attento di coloro che erano lì presenti.

Abbiamo quindi risalito il lastricato e ci siamo fermati a chiacchierare in un baretto vuoto, in cui erano solo presenti il proprietario ed una signora sui 40 anni completamente ubriaca. Lei ha cominciato a dire che voleva andare a vedere cosa stesse accadendo nella strada di sotto, sentendo i canti e le urla che provenivano da là. Gli abbiamo raccontato brevemente, ma era decisa ad andare a vedere con i propri occhi e, così, si è incamminata.

Ho immediatamente guardato S., dicendogli che sarei andata con lei. Lui mi ha risposto con una frase che mi è ben rimasta impressa per tutto l’arco della mia permanenza a Rio: “Fai tu, ma fra ricerca e sicurezza personale io sceglierei la seconda!”. Aveva ragione, e ne ero consapevole, ma volevo saperne di più, la curiosità era tanta. Sono scesa per cercare quella donna.

Sfortunatamente però lei stava già tornando indietro, blaterando che lei non voleva “mexer com esses negocios lá” (avere a che fare con quella storia): mi ha spiegato che i poliziotti se ne stavano zitti e tranquilli, ma registravano perfettamente nelle loro menti i visi delle persone nei dintorni, e in particolare di coloro che stavano cantando e li prendevano in giro, per poi prenderli in un altro luogo e momento e picchiarli. Sono rimasta sbalordita e, benché io non abiti li nel Morro, è stata decisamente la scelta più giusta quella di andarsene, perché i miei accompagnatori risiedevano lì e ne avremmo messo in gioco la loro sicurezza.

Sono tornata a casa pensierosa e preoccupata per G., che non avremmo più rivisto fino a qualche giorno dopo. In seguito non ho avuto più notizie di ciò che è accaduto agli sfacciati personaggi sfidanti le forze dell’ordine: al Morro do Pinto non si parla di ciò, per lo meno nessuno dei frequentatori del bar do Tonhão si è mai aperto con me su tali argomenti.

[Post… Fatto sta che alla quadra Eles Que Digam non ci sono più stati baile funk fino al mio definitivo ritorno in Italia, a giugno 2012]

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