Pubblicazioni

Musica e metropoli.

I flussi urbani del funk carioca tra morro, asfalto e lago di Rio de Janeiro.

Dada. Rivista di antropologia post -globale, Trieste, anno III, vol.2, Dec. 2013

<http://www.dadarivista.com/Archivio/2013DADA-n2-dicembre-2013.pdf>

Questo articolo analizza i “flussi urbani” che ha delineato nel tessuto urbano e sociale di Rio de Janeiro. L’intento è quello di mettere in risalto la traiettoria storica che il funk carioca ha tracciato attraverso i milieu del morro – le colline che ospitano le favela e quindi le aree marginali della metropoli –, dell’asfalto – espressione con cui gli abitanti di Rio si riferiscono alle aree pianeggianti abitati dalle classi sociali medio-alte – e del largo – la piazza, metafora dei luoghi pubblici in cui il funk carioca è stato proposto dai movimenti sociali allo scopo di ottenerne un riconoscimento istituzionale in quanto espressione culturale carioca. Infine, la descrizione etnografica e comparativa dei baile funk (feste funk carioca) suggerisce che il funk carioca non è stato oggetto di una traiettoria lineare e irrevocabile, ma una diffusione sincronica, fluida e dispersiva: ha finalmente raggiunto l’asfalto, ma coesiste ancora tanto sui morro quanto nell’asfalto.

Lingua: italiano | 25 pagine | Pubblicato su Dada – Rivista di Antropologia Post-Globale

Materia: antropologia urbana, antropologia della musica, cultural studies

Parole chiave: funk carioca, Rio de Janeiro, soundscape, baile funk, flussi urbani

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Funk carioca. Un’espressione culturale popolare di resistenza.

Quaderni di Thule. Atti del XXXV Convegno Internazionale di Americanistica, Centro Studi Americanistici “Circolo Amerindiano”, Perugia, 3-10 May 2013.

Nei processi di diffusione e dislocazione del mondo contemporaneo globalizzato, il funk carioca nasce come ibridazione di alcuni generi musicali nord-americani. Essi sono stati incorporati nel soundscape di Rio de Janeiro e, in seguito, trasformati in un’espressione musicale popolare peculiare della metropoli brasiliana, resistendo così al processo globale di standardizzazione. Il funk carioca è quindi espressione della “destrezza tattica” che le culture popolari attuano per aggirare situazioni impostegli e di come il “locale” possa spesso reinterpretare il “globale”. In quanto espressione culturale popolare delle favela, il funk carioca non è ad oggi accettato e riconosciuto dalla più ampia società carioca e per questo, da alcuni anni, sono nati dei movimenti per il riconoscimento del genere musicale in quanto tratto culturale carioca.

Scritto in vista di: Intervento al XXXV Convegno Internazionale di Americanistica, sessione Etnomusicologia: sopravvivenza, continuità e nuovi contributi della musica e delle danze tradizionali in America – 3 maggio 2013.

Lingua: italiano | 16 pagine | In revisione

Materia: antropologia della musica, post-colonial studies, subaltern studies

Parole chiave: funk carioca, Rio de Janeiro, glocalizzazione, espressione culturale popolare, riconoscimento

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Dialogo tra epistemologia clinica e epistemologia antropologica.

Antrocom, Vol. 9, Num. 2, 2013 <http://www.antrocom.net/current-issue/>

Il viaggio può assumere funzioni diverse se osservato all’interno delle discipline psicoterapeutica e antropologica: da un lato è un tipo di cura, mentre dall’altro permette lo studio di culture altre. Questo confronto introduce la comparazione tra l’esperienza della follia e quella della cultura, analizzate attraverso lo sguardo critico di Foucault e della critica post-moderna in antropologia. Esperienze, queste, che hanno in comune il fatto di essere il prodotto di discorsività “scientifiche”, positiviste, che hanno assunto un certa autorità nel parlare di determinate alterità – il medico con il “suo” folle e l’antropologo con il “suo” selvaggio –, e che sono state esperite lungo la storia delle due discipline, particolarmente in età moderna, quando stabilirono il loro apparato epistemologico e metodologico. Con la post-modernità, si ebbe una svolta epistemologica secondo cui il ricercatore e l’analisi da lui prodotta non possono essere oggettivi, quanto piuttosto soggettivi. La psicoterapia e l’antropologia verranno quindi considerate sul piano fenomenologico, e la produzione di sapere diverrà polifonica e condivisa.

Scritto in vista di: Esame del corso di laurea magistrale | Università degli Studi di VENEZIA | DIPARTIMENTO DI STUDI SULL’ASIA E SULL’AFRICA MEDITERRANEA (DSAAM) | ETNOPSICHIATRIA SP. | Prof. Mario Galzigna | Esame: settembre 2012.

Lingua: italiano | 12 pagine | Pubblicato su Antrocom – Online Journal of Anthropology

Materia: etnopsichiatria, epistemologia, storia dell’antropologia

Parole chiave: cultura, follia, antropologia, psichiatria, viaggio

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