fantasy saves the planning ~ la città del futuro

Organizzato da: +A e Ri:kea per il Kart – Settimana del Contemporaneo 2013, con Daniele Pario Perra.

Workshop di Urban Setting per la riqualificazione e pianificazione urbana di aree dismesse o degradate di Faenza, quali le vetrine del centro storico, abbandonate a seguito della cessata attività dei commercianti, e il Parco della Cavallerizza, situato in un’area centrale, multietnica e emarginata dalla rete di connessioni urbane.

In occasione della Settimana del Contemporaneo il gruppo di +A ha proposto due giorni di workshop sulla città.
Daniele Pario Perra ha guidato un laboratorio didattico aperto a tutti, che ha visto protagonisti docenti, tecnici, studenti, rappresentanti di enti e associazioni, operatori con differenti formazioni e professionalità.
Attraverso il riuso di materiali poveri hanno lavorato insieme per ripensare e rigenerare alcuni vuoti urbani della città e spazi irrisolti.
Il workshop vuole favorire un nuova forma di pianificazione che esamina la relazione tra individuo e spazio urbano.
Attraverso le risorse disponibili sul territorio, si e’ simulato un nomadismo percettivo connettendolo a tutti gli aspetti invisibili, furtivi e immateriali di una partecipazione allargata.
L’intento è stato quello di favorire un approccio sensibile alla pianificazione urbana, arricchito da esperienze collettive e personali oltre che multidisciplinari (dal Volantino).

 

Il Parco della Cavallerizza

E’ un piccolo parco di quartiere conosciuto a molti, ma frequentato da ben pochi faentini: si trova infatti nascosto dietro alla ex Cavallerizza, la palestra “I. Badiali” in prossimità delle scuole Itis e Ipsia di Faenza, e vicino a una baracchina della piadina conosciuta come “Salvatore dalla Cavallerizzza”. L’area, ubicata in prossimità delle stazioni delle corriere e dei treni e del centro storico, è frequentata o attraversata quotidianamente dai cittadini, ma è ora abitata principalmente da immigrati stranieri, mentre i faentini che vi risiedono sono prevalentemente anziani. Ciò è ben evidente percorrendo il viale principale che attraversa l’area, Corso Garibaldi, in cui sono presenti in maggioranza attività gestite da cinesi (una sartoria), arabi (un halal e mini-market) e africani (in particolare l’ex “Negozio Africano”, un ristorante-kebab chiuso recentemente e conosciuto a Faenza come luogo di spaccio). Delle attività commerciali storiche della zona non rimane invece che il meccanico delle biciclette, mentre “Baldini” (negozio di giocattoli) e altre piccole attività artigianali sono chiuse ormai da tempo.

L’attività del primo pomeriggio del workshop prevedeva quindi una prima ricognizione del terreno, durante la quale avremmo fatto brevi interviste suddivisi per gruppi. Ci era stato consegnato un questionario con domande pertinenti (4. Quali attività economiche e produttive e servizi pubblici aumenterebbe nella zona?)e alcune più mirate, determinanti, che suggerivano apertamente la risposta all’intervistato, come: 7. Se dovesse progettare un giardino pubblico nella zona lo farebbe per i bambini, per gli adulti, per gli anziani? e 8. Andrebbe a fare un picnic con i suoi amici nel giardino pubblico se ci fossero un barbecue e dei tavoli per mangiare?, le quali suggeriscono all’intervistato un target da assegnare al parco e alcuni servizi o arredi (vedi altre domande in Questionario e risposte Parco). Nonostante sia comprensibile la scelta del questionario come strumento d’indagine sintetico e veloce, con esso si corre tuttavia il rischio di ottenere risultati sbrigativi e fuorvianti dalle reali necessità degli attori sociali.

Comunque sia, dalle interviste svolte è emerso innanzitutto che i residenti della zona sono in prevalenza immigrati e che vi sono attività artigianali di vario tipo, motivo per cui molti dei commercianti hanno sostenuto che la zona non necessiti di ulteriori attività. Recentemente, ha aperto anche un negozio di prodotti biologici e per celiaci, la cui proprietaria ci ha riferito aver scelto la zona per il fatto di trovarsi in un’area centrale e laterale a una delle più trafficate arterie cittadine, pagando tuttavia un affitto più ridotto. Per quanto riguarda invece i servizi pubblici, l’area offre la possibilità di parcheggiare gratuitamente, essendo marginale alla nuova tariffazione a fasce stabilita dal piano sosta, ma è carente di bagni pubblici, cestini per l’immondizia, un’illuminazione più marcata (essendovi molte aree in penombra) e necessita urgentemente dell’abbattimento di barriere architettoniche quali gradini e i marciapiedi degradati e sconnessi. Una segnalazione riscontrata in molti intervistati e che compromette l’area riguarda infine la questione della sicurezza, essendo avvenuti diversi casi di violenza domestica, risse, atti molesti e spaccio di droga che mettono in allerta gli abitanti e i commercianti della zona.

Purtroppo però nessuno del nostro gruppo di lavoro ha pensato, quella mattina, di tracciare una mappa della zona – importantissimo nella fase iniziale di ricerca e analisi di un determinato contesto, quanto più se urbano. La mappa avrebbe aiutato nel briefing che abbiamo fatto sui dati raccolti, tanto per concettualizzare il lavoro svolto quanto per ricostruire l’assetto sociale e urbano dell’area su cui avremmo dovuto intervenire. Tuttavia, alcuni di noi hanno approfittato della ricognizione al parco per annotare alcune informazioni fisiche del luogo (una mappa schematica dell’arredo del parco) e raccogliere materiale utile a una successiva analisi, come le foto riportate di seguito.

 

Work[shop] in progress

Faenza2013 @ StaffWorkshop
Faenza2013 @ StaffWorkshop

Il secondo giorno di laboratorio è stato dedicato ai processi più creativi del lavoro di pianificazione, questo perché nell’esperienza di Daniele, è emerso quanto ai giovani architetti, urbanisti e responsabili di politiche pubbliche, manchi spesso quell’istinto creativo che contribuisce in maniera preponderante nel problem solving. Dovevamo quindi dare libero sfogo al nostro intuito, per comprendere cosa secondo noi mancasse nell’area e integrare le risposte degli intervistati con idee nostre; dovevamo immaginare cosa poter creare e quale evento poter inserire nel parco, per reinserirlo nella rete urbana faentina e risolverne il carattere marginale; dovevamo disegnare un’identità che lo distinguesse dagli altri parchi e dovevamo giocare con lo spazio urbano, riempiendolo di forme e di colori.

Due questioni in particolare sono emerse durante una prima discussione dei dati raccolti e del ben discusso brainstorming del mattino: l’identità – e con ciò i processi di ghettizzazione, integrazione, negoziazione e annullamento dell’identità – e la poli-funzionalità tanto degli arredi urbani che avremmo creato quanto del tracciato e della struttura conferita dalla nuova pianificazione urbana. Per quanto riguarda il primo punto, è emersa in primo luogo l’ideazione di programmi culturali che favorisca l’integrazione mantenendo vive le culture locali, quindi un’integrazione progressiva dei comportamenti e della fruizione del tessuto urbano. Eventi, quindi, che coinvolgano i cittadini, senza discriminazione di etnia, classe o fascia d’età, in modo che si crei un senso di comunità legata al luogo che possa servire inoltre come antidoto ai comportamenti negativi e devianti di alcuni attori che vivono il luogo (vedi domanda 7. e Brainstorming finale in Questionario e risposte Parco).

Inoltre, il nuovo assetto avrebbe dovuto tenere in conto delle dinamiche già attive nel parco, ponendo molta attenzione nel rivoluzionarle – come nel caso della costruzione di un parco dove praticare il parcour, il quale avrebbe attirato un target giovanile e avrebbe adibito lo spazio a un uso estraneo agli anziani e ai bambini che sono soliti frequentarlo. Era evidente che il Parco della Cavallerizza doveva essere rinnovato e riempito, ma allo stesso tempo era chiaro che dovevamo creare delle strutture poli-funzionali, che favorissero l’integrazione di etnie e fasce d’età diverse, ma anche differenti attività e eventi, quali un mercatino multietnico o alcune strutture sportive o ricreative.

Ed è stato proprio il mercatino multi-etnico a essere scelto dal mio gruppo (composto dal membro della Consulta delle Cittadine e dei Cittadini Stranieri Christine, l’architetto Gabriele e la studentessa Isia Arianna, oltre a me, l’antropologa) per essere concretizzato in una maquette che avremmo realizzato nel pomeriggio, vero momento di creatività e creazione. Abbiamo scelto alcuni elementi suggeriti nella riunione della mattina, li abbiamo pensati e elaborati e, infine, li abbiamo creati su piccola scala utilizzando materiali di scarto e di riciclo. In particolare, ci siamo soffermati sull’ideazione di stand per il mercatino, delle strutture organiche e fluttuanti che possano essere sfruttate per esporre mercanzie varie, ma allo stesso tempo che si rivelino dei tavolini in cui gli anziani possano sedersi o chiunque possa consumarvi un pasto, e delle strutture che i bambini possano plasmare secondo la propria fantasia.

 

Maquette – Il Giardino Etnico

L’ oasi urbana. Il progetto si prefigge di creare un luogo di pace e aggregazione per le diverse etnie del quartiere.
Il giardino si compone di arredi urbani atti a ospitare il mercato etnico (alimentari, artigianali e servizi primari) e una piattaforma-labirinto centrale, per giochi ed eventi.
Il linguaggio degli elementi di arredo urbano, grazie alle forme organiche e i materiali di riciclo utilizzati, rende possibile un’alta interattività dei fruitori.
Lo studio dell’illuminazione con l’inserimento di elementi illuminanti (ospitanti prese elettriche utilizzabili), l’inserimento di una nuova facciata luminosa per la palestra e la disponibilità di un edificio per bagni pubblici e bacheca pubblicitaria, rende possibile l’utilizzo e la frequentazione del giardino in tutto l’arco della giornata e dell’anno.

 

Riferimenti

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