Creatività I – Daily routine

Faenza2013 © MauriziaTinti
Faenza2013 © MauriziaTinti

Appare e ricorre spesso, ultimamente, la parola creatività. La creatività come forma di espressione, come esercizio dell’intelletto o dello spirito; ma anche come skill, una competenza invisibile e trasversale, una capacità di trarre vantaggio o guadagno, una fonte di innovazione e di problem solving; e ancora la creatività come arte, una tattica di aggiramento, una alternativa alla monotonia e alla monocromia.

Daniele Pario Perra ne ha sottolineato il valore durante il workshop “fantasy saves the planning” e mi ha riferito essere una skill che gli studenti di architettura spesso dimenticano durante il loro viaggio tra tecnicismi, leggi fisiche e misure reali. Invece, ritiene il designer, sarà proprio la fantasia a salvare la pianificazione urbana; quella creatività che i fautori delle grandi opere pubbliche hanno spesso accantonato, ma che gli abitanti delle città, i loro usufruitori, conoscono bene e mettono in pratica quotidianamente per sublimare le proprie necessità e trarre dall’architettura e dal tessuto urbano ogni beneficio.

Ciò che De Certeau ha chiamato “tattiche popolari di resistenza” o delle “pratiche di aggiramento” dell’ordine prestabilito da parte delle culture popolari, ossia delle “modalità di volgere a proprio profitto una situazione o sistema” o delle modalità “di fare o disfare il gioco dell’altro, ovvero lo spazio istituito da altri” attraverso delle strategie tecnocratiche(1). Ciò che invece Perra ha definito “Low Cost Design” e “pianificazione territoriale privata” attraverso l’uso dello spazio pubblico.

L’impalcatura per il restauro di un edificio in centro a Milano a cui sono stati aggiunte delle anelle per fare esercizio fisico; la porta da calcio disegnata sul cancello d’entrata di una chiesa in Meridione; una rotonda, la cui funzione sarebbe quella di spartitraffico, che viene utilizzata come orto a Mestre o come luogo di culto o di pubblicità a Napoli, in cui è stata collocata la statua di Padre Pio su una piccola rotonda di quartiere: si tratta di un incentivo dei fioristi della zona a comprare i fiori, per poi renderli in omaggio al santo. Questi sono solo alcuni dei tanti esempi di “tattiche popolari di aggiramento” o, detto semplicemente, di “soluzioni personali alla carenza di servizi pubblici”.

E di fatto, l’essere creativi risulta utile in molte mansioni quotidiane, tanto nella vita privata quanto in quella pubblica e sociale. L’essere creativi può aiutare a risparmiare in questo tempo di crisi, facendo per esempio regali ben pensati, creati, riciclati, e non semplicemente comprati. Oppure si possono inventare tante ricette in cucina con ingredienti minimi, ma il cui effetto colorato, profumato e saporito perdona ogni mancanza di prelibatezze. La creatività può salvare anche i rapporti interpersonali e le relazioni d’amore con il vantaggio di non cadere nella noia, con i conseguenti rischi di frustrazione, insoddisfazione e ricerca di intimità e brividi di emozione altrove.

Anche nella sfera pubblica-sociale, soprattutto in ambito lavorativo, la creatività è utile a risolvere i piccoli problemi e ostacoli quotidiani. Il “pensiero laterale” di De Bono(2) e la creatività richiesta da questa forma di pensiero trasversale sembrano infatti utili in diversi processi aziendali (creare prodotti e servizi nuovi, migliorare i processi produttivi, risolvere situazioni conflittuali) e di inserimento nel mondo del lavoro (trovare lavoro, acquisire competenze utili nel lavoro, essere riconosciuti e apprezzati), come ha sottolineato Cesare Bentivogli in una newsletter di Plan Bologna.

La creatività come “competenza che può essere acquisita e applicata” e che “va a braccetto con ‘innovazione’ e ‘cambiamento’”, conclude Bentivogli sottolineando che questi termini non costituiscono dei meri slogan, ma una particolare “ricetta” secondo cui per produrre idee, innovazione e cambiamento è necessario accantonare i propri patterns cognitivi e divertirsi. Dice infatti: “Del resto il divertimento è la chiave di lettura anche di molte delle azioni che compiamo, poiché nel divertimento sta la motivazione, vero motore del successo… La creatività diventa allora una componente del benessere organizzativo”. Diventa infine una competenza invisibile(3), acquisibile attraverso adeguati esercizi di destrutturazione dei processi cognitivi dettati dal proprio background culturale e utile nei contesti lavorativi.

La creatività è poi utile, come diciamo noi romagnoli, a “sgavignarsela”: a cavarsela in un qualche modo, a trovare una soluzione, a esperire ogni difficoltà. Ne parlavo con un’amica portoghese, durante l’ultimo viaggio a Coimbra, quando ci siamo scontrate in un particolare episodio di creatività e di reinvenzione di una barista per sopperire a una mancanza dell’esercizio per cui lavorava e soddisfare la richiesta del cliente.

Una mattina ci siamo fermate in un bar per il solito caffè-e-sigaretta della tarda mattinata e, siccome non c’erano tavolini all’aperto, abbiamo chiesto alla barista di prepararci un caffè take away per poterlo gustare su una panchina della Baixa. La ragazza si è però trovata a disagio, non disponendo del necessario, ma ha presto risolto: ha versato il caffè in due bicchierini di plastica; poi, non avendo due cucchiaini, ha preso due cannucce (di quelle dei brick di succo alla frutta), le ha poste nei bicchieri e ci ha porto la zuccheriera. Di fatto, la ragazza avrebbe potuto semplicemente dire che non facevano il servizio di take away, ma ha preferito destreggiarsi creativamente a sostituire i cucchiaini con oggetti che potessero avere la stessa funzionalità e, porgendoci la zuccheriera, è come se ci avesse chiesto di adeguarci alla mancanza di bustine di zucchero.

E come fare quindi a essere creativi? Beh, una bella risposta è stata data dalla cantante canadese Joni Mitchell(4):

Devi tenere vivo il bambino che è in te: senza di lui non si può creare.

 


(1) DE CERTEAU, Michael (2001 [or.1990]). L’invenzione del quotidiano. Roma: Edizione Lavoro, p.64.
(2) Si veda l’intera bibliografia dell’autore, in cui sono presenti numerosi titoli riguardanti la creatività e il pensiero laterale. Una breve lista è presente su Wikipedia.
(3) BENTIVOGLI, Cesare; CATANI, Mario; MARMO, Carmine; MORGAGNI, Deborah (2013). Le competenze invisibili. Formare le competenze che tutti cercano. Milano: FrancoAngeli.

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