Moto perpetuo

Ormai l’ho scritto decine di volte, sempre piena di speranza e di voglia di scendere in campo: finalmente in partenza verso una nuova avventura. Ma questa volta è diverso, perché non si tratta di un viaggio di piacere, come i tanti che mi hanno riempito l’estate, e nemmeno una breve esperienza formativa, in cui speravo di trovare il pretesto per una nuova ricerca.
Ho uno scopo ben mirato, ossia quello di trasferirmi e frequentare per dieci mesi circa un corso di formazione in giornalismo… A Napoli!

Oramai è un anno che mi sono laureata in antropologia a Ca’ Foscari e ho chiuso l’esperienza veneziana, e il tempo è volato sbattendo le ali verso orizzonti non ben delineati, tra pubblicazioni non retribuite e conferenze a pagamento. Ho cercato di spianare la strada per accogliere e agevolare il mio futuro, ma senza aver ben chiara la meta, offuscata dalle tenebre della Crisi e della precarietà.

È un vortice che ha accalappiato la mia generazione, ancor più se laureati in una qualche screditata disciplina umanistica. Ma la disperazione non è la soluzione alla disoccupazione, bensì un intralcio alla risoluzione dei problemi.

Io ho scelto un campo angusto dal punto di vista professionale, in cui sono richiesti decenni di esperienza prima di raggiungere una meta autosufficiente della propria carriera (senza bisogno di altri lavori per matenersi) e in cui la competizione è straziante e demotivante (soprattutto per conseguire un dottorato di ricerca, ancor più se con borsa…).

Ma vista la mia giovane età (fra un po’ i 27), vista la mancanza di lavoro, l’insicurezza che aleggia nell’aria e la richiesta di un cv competitivo, ho deciso che continuerò a formarmi in campi simili o affini all’antropologia, ampliando i miei orizzonti ma non dimenticando mai gli interessi e gli studi coltivati finora. Almeno fino ai 30 anni, quando spero di trovare un lavoro nell’ambito che più desidero, quello della ricerca etnografica e della divulgazione scientifica e culturale.

Così questo mio trasferimento a Napoli assume un significato particolare, investendo su di esso speranze e sogni, quell’ingenua incertezza su ciò che si sta facendo e ciò che accadrà, ma col cuore ancora pieno di speranza e voglia di vivere.

Un po’ come quando a 19 anni mi sono trasferita a Venezia, per studiare chissà cosa in una città nota per quel romanticismo che non le si addice poi così tanto. Un po’ come quando ho deciso di vivere un periodo a Rio, in cui tutto era nuovo e dovevo scovare l’oggetto per la mia tesi, ma anche un modo per mantenermi e permettermi di fare ricerca.

Andrò a Napoli a seguire un corso intitolato “Esperto in comunicazione e giornalismo radiotelevisivo e multimediale III edizione“, organizzato dall’Is.Con (Istituti Consorziati Studi Ricerche e Formazione) e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Catalogo Alta Formazione. Probabilmente mi occuperà due pomeriggi alla settimana, motivo per cui sono decisa a trovare un lavoretto per pagare un affitto e per buttarmi in una qualche ricerca antropologica: antropologia e giornalismo, neomelodico napoletano o sound/voice-scape.

Non so cosa mi aspetterà alla fine, e ancor meno ciò che accadrà nel mentre, ma qualsiasi cosa sia, non vedo l’ora che arrivi per mettermi in gioco… e raccontarla!

Raccontarla in una altro blog, Partenopee, il mio blog di campo. Buona lettura!!

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