La nuova cassetta degli attrezzi

Sono arrivata a Napoli con l’idea non troppo ambiziosa di scrivere un blog e approfondire una ricerca sul neomelodico napoletano e sul soundscape. Avevo cominciato a narrare le mie vicende partenopee su uno sperimentale “blog di campo”, Partenopee, ma a fine febbraio ho interrotto tutto. Questo perché se ho vissuto a Napoli è stato per dare una svolta alla mia formazione da antropologa e sperimentare la professione della giornalista, per cui ho cercato di approfittare al massimo le opportunità che ho incontrato.

Napoli mi ha dato tanto in un anno, adrenalina e schiaffi, liti e sorrisi. Tante sono le esperienze che si sono intrecciate in questa città, l’incontro con gli attori di questo teatro all’aperto e l’intrufolarsi nelle piccole realtà che la fanno una città unica al mondo. Il corso in comunicazione e giornalismo al centro direzionale in sottofondo, mentre mi destreggiavo tra lo stage al Museo del Tesoro di San Gennaro, La Scuola A Colori e un progetto su Pier Paolo Pasolini.

Centro Direzionale Napoli © Wikipedia
Centro Direzionale Napoli © Wikipedia

Al corso di Alta Formazione in comunicazione e giornalismo (by Is.Con.) ho imparato a redigere un comunicato stampa e a scrivere in breve tempo un articolo di giornale su argomenti mai affrontati prima, come il calcio, o come mai avevo fatto prima, ad esempio inventare dettagli e notizie di cui non ero a conoscenza. L’esperienza in prima persona ha sempre caratterizzato ogni cosa che scrivo.

Mi sono destreggiata a impaginare rassegne stampa, pagine di quotidiani e curriculum vitae con un software di editing (QuarkXPress) e ho affrontato la logica del marketing per comprendere alcuni fondamenti della comunicazione.

Sono rimasta colpita dal giornalismo televisivo, radiofonico e d’inchiesta, di cui finora non ho che avuto un assaggio. Con le Sangennarine abbiamo aperto un blog e abbiamo lavorato all’ufficio stampa del Museo del Tesoro di San Gennaro.

 

museo tesoro san gennaro
Museo del Tesoro di San Gennaro © Maurizia T.

3 mesi effettivi di stage negli uffici della Real Deputazione della Cappella di San Gennaro. 8 mesi di studio, preparazione e progettazione su San Gennaro, il suo culto e gli eventi che il Museo del Tesoro di San Gennaro realizza per promuovere e conservare il più prezioso patrimonio napoletano.

Con il piano di comunicazione realizzato per la mostra angioina, ho indagato il turismo e  i sistemi museali nella capitale del Meridione, nonché i punti forza e di debolezza del Museo. Sono andata all’avanscoperta di un angolo nascosto della metropoli, il Borgo degli Orefici: ne è nata una mini-inchiesta sul suo declino e ha ispirato l’ambientazione degli spot radio e video per pubblicizzare l’esposizione.

Ho realizzato il blog del Tesoro di San Gennaro e progettato un ipotetico “restyling” del sito del Museo, ampliando le conoscenze di WordPress, web design e web usability. Assieme alle colleghe, li abbiamo arricchiti di post e foto che sono poi stati condivisi sulle pagine Facebook, Google+ e YouTube appositamente realizzate per diffondere la conoscenza e ampliare la community di devoti al Santo Patrono.

Ho quindi realizzato il media coverage dei concerti e degli eventi in Cappella e al Museo. Ho scritto reportage che evidenziassero lo splendore della Cappella del Tesoro e l’importanza del patrimonio artistico e culturale che giace nel Duomo di Napoli. Ma anche della mostra sul presepe di Fontanarosa, piccolo comune in provincia di Avellino, allestita e curata dallo staff del museo.

 

© La Scuola A Colori
© La Scuola A Colori

La Scuola A Colori e Radio Comunicazione Scolastica sono stati invece una piccola rampa di lancio grazie a cui sono addentrata nelle scuole superiori di Napoli (l’ITIS “Da Vinci”, l’istituto alberghiero “Ferraioli”, i licei “Cuoco-Campanella”, “Galiani” e “Villari”). Abbiamo seguito il calendario accademico, gli eventi e abbiamo organizzato il Cet Day, la giornata della creatività, le eccellenze e i talenti nascosti al Ferraioli. Assieme a un collega animatore e speaker, ho presentato lo spettacolo trascinata dall’entusiasmo contagioso degli alunni.

Ho intervistato alcuni membri dell’Associazione Nazionale dei Sociologi, il presidente dell’Associazione dei Genitori e i dirigenti scolastici sia per la radio che video-interviste per il programma televisivo che, oltre ad andare in onda su oltre dieci emittenti locali da ben tre anni, La Scuola A Colori presenta sul suo canale YouTube.

Dopo sei mesi, sono diventata membro della redazione. Ho contribuito alla pianificazione editoriale scegliendo i trend. Abbiamo così coperto e fatto leva sugli esami di maturità, gli open day, la Buona Scuola, gli incontri dentro e fuori le scuole, tra scioperi e occupazioni, con lo scopo di ottenere visualizzazioni sul giornale web e sulle pagine social di Facebook e Twitter. Ciò mi ha permesso di capire meglio la logica del digital e social marketing.

Seguendo infine il progetto di comunicazione del giornale, ho contribuito con brochure, comunicati stampa, newsletter e progetti grafici per diffondere il brand e riuscire ad aprirci un varco nel vasto e vivace mondo delle scuole napoletane.

 

Rassegna brasiliana Pasolini ou quando o cinema se faz poesia e politica de seu tempo
Rassegna brasiliana Pasolini ou quando o cinema se faz poesia e politica de seu tempo

Il progetto su Pasolini non aveva invece nulla a che vedere con Napoli, ma è un esile legame che ancora mi tiene legata al Brasile. E cosa centra Pasolini? Beh, perché si trattava di una collaborazione alla realizzazione di una rassegna cinematografica a Rio de Janeiro, São Paulo e Brasilia sul poeta-regista italiano dal titolo “Pasolini, o quando il cinema diventa poesia e politica del suo tempo“.

In quanto assistente di produzione, ho preso contatti con studiosi e registi, parenti e attori che potessero dare contenuto al libro-catalogo degli eventi e ho svolto le interviste per il documentario, lanciato durante la rassegna, in cui sono raccolte le testimonianze di Maria Grazia Chiarcossi, Paolo Bonacelli, Ninetto Davoli e Roberto Chiesi. Flávio Kactuz, amico dai tempi del progetto Incontri e maestro nella realizzazione di video-inchieste e interviste, è stato il compagno di questa avventura, tra riflessioni e scoperte, screzi e malintesi.

 

Così il blog di campo è rimasto fermo a febbraio, la ricerca sul neomelodico non è nemmeno stata avviata e le registrazioni sul soundscape napoletano sono poche e vaghe. Ma come avrei potuto esplorare e sperimentare il giornalismo in alcune delle sue forme contemporanee se non avessi messo da parte i progetti personali per partecipare a quelli altrui? Come avrei potuto mettermi in gioco e affrontare sfide e compiti finora rigettati per capire che non tutto avviene secondo le mie modalità? Sono testarda e spesso punto i piedi, ma qualcuno ha detto di imparare le regole per poterle poi infrangere.

4 Comments Add yours

  1. granchioletterato says:

    Bel riassunto…! Ora c’è solo da costruirsi un proprio castello e farlo volare in alto!

    1. Castelli in aria… comminate in cielo… mi piacciono queste metafore… leggere!

  2. Nartaki says:

    … e i percorsi non sono mai definitivi… sono come camminare in cielo: puoi creare una strada nuova ogni volta che ti muovi.

    1. Il chée è molto divertente!! Ma anche dispersivo…

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