I festival – Luoghi di aggregazione di antropologi e giornalisti

Un festival raccoglie professionisti, giovani leve e amatori. È una valle che racchiude il fiume di parole, immagini, conoscenze, idee, suoni, lingue che sgorgano molto lontano, ma che qui si incontrano. Ogni raduno ha il suo tema, motivo di incontro e discussione, cuore pulsante, cervello pensante di lunghe giornate dedicate all’ascolto.

Perugia è al centro dell’Italia, centro per la formazione di antropologi e giornalisti, con la Scuola di Specializzazione in Beni DEA e la Scuola di Giornalismo, luogo di incontro per il Festival Internazionale del Giornalismo e del Convegno Internazionale di Americanistica del Circolo Amerindiano. Due eventi che anni fa si susseguivano senza tregua (nel 2013, quando partecipai a entrambi, il primo terminò il 28 aprile e il secondo cominciò il 2 maggio), ora si sono separati. Due settimane li distanziano l’un dall’altro, come l’abisso che intercorre tra di loro, tra due fuochi che si alimentano di passioni diverse, tra due tribù che, comunque, non si incontravano.

Ma il 37° Convegno di Americanistica, in cui convergono ricercatori di tutta Italia, dall’America Latina e gli americanisti di tutto il mondo per presentare casi di studi e il progresso di ricerche secolari, si approssima quest’anno a un altro festival suo consanguineo: il Festival dell’Antropologia Contemporanea “Dialoghi sull’Uomo” di Pistoia. Dal 5 al 12 maggio il primo e dal 22 al 24 maggio la 6a edizione del secondo, i due eventi porteranno l’uomo al centro di panel e talk, per soddisfare la curiosità della tribù degli antropologi (e le rispettive delegazioni di etnografi, etnologi e folkloristi) e dei suoi seguaci.

Ma torniamo a Perugia, dove i “totem” dell’Informazione e della Cultura verranno eretti in questa primavera. Grandi nomi della tribù dei giornalisti inizierà i partecipanti alle sue conoscenze, in quei rituali denominati “panel discussion”, “workshop”, “keynote speech” e “talk”. Ci sarà Edward Snowden del “Datagate” Wikileaks, Khalid Albaih e le sue vignette della Primavera araba, rappresentanti e fondatori di grandi organizzazioni come Emergency, grandi volti del giornalismo italiano come Vittorio Feltri, Giuliano Ferrara, Enrico Mentana, Massimo Russo, Erri De Luca, Beppe Severgnini. Ma anche scrittori, professori di giornalismo, blogger, fotografi, avvocati, registi, documentaristi, musicisti, esperti di factchecking, di CEO, e chi più ne ha più ne metta.

Altrettanto voluminosa è la partecipazione al raduno internazionale di americanisti, che oltre alla settimana di Perugia prosegue nelle città di Padova, Salerno e Roma con eventi collaterali per tre giorni. Tuttavia la tribù degli antropologi non si presenterà altrettanto multidisciplinare e variegata. Al convegno (e qui va precisato che è un evento molto distante dal festival) saranno tutti docenti e studenti universitari, rappresentanti di Argentina, Messico, Brasile, Guatemala e Colombia, dell’Europa (Paesi Bassi, Germania, Francia, Spagna) e dei più prestigiosi centri di studio DEA (Firenze, Siena, Perugia e Roma). Rari i ricercatori indipendenti, invisibili gli estranei ai membri della tribù.

Già diverso è il festival di Pistoia, di cui ancora non si conosce il programma e a cui, devo ammettere, non ho mai partecipato (e anzi invito chi ci è stato in passato e chi vi parteciperà quest’anno a commentare e raccontare di questo benemerito fine settimana). Questi tuttavia i presupposti annunciati sul sito: “Tre giornate di incontri, spettacoli, conferenze e dialoghi che animeranno – con un linguaggio accessibile a tutti – il centro storico di Pistoia, per capire e approfondire con antropologi, sociologi, filosofi, intellettuali italiani e stranieri il tema di quest’anno”. Tematica ben nota anche dalla società civile: “Le case dell’uomo. Abitare il mondo”.

Al di là dei festival, i raduni nazionali e internazionali in Italia di professionisti e esperti di giornalismo e antropologia prendono diverse forme. Ci sono le summer school (in Urban Ethnography a Trento, ad esempio), i laboratori (fra gli studenti di Ca’ Foscari, chi non conosce il Lab DEA curato dal prof. Glauco Sanga?!), i convegni e i seminari. Ma a che scopo? Discutere – e rispettivi sinonimi – è sicuramente la prima risposta. Ma con chi? e per chi?

Domani andrò a Perugia per un tour de force di due giorni all’#IJF15. Sarà la terza volta che la città umbra mi accoglie, sia per il Convegno di Americanistica (a cui ho assistito nel 2011 e partecipato come relatrice nel 2013) che per il Festival del Giornalismo (sempre nel 2013 e da cui nacque in me il desiderio di questo confronto, tra antropologia e giornalismo).

Nasceranno tanti spunti di riflessione, di cui scriverò, ma nel frattempo vorrei invitarvi ad approfondire con me questo aspetto delle “attività sociali” della tribù dei giornalisti e della tribù degli antropologi. Vedo sui social che oramai è diffusa l’idea che gli antropologi debbano uscire dall’accademia e aprirsi al mondo e sembra che tutti gli incontri italiani e internazionali avvengano proprio a tale scopo. Ma è davvero così?

“È un grande torto non essere conosciuti. Vuol dire rimanere isolati” (scrisse Gramsci sul genocidio armeno)

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