I tweet – notizie rapide e veloci… per condividere?

Vi ricordate La Belle Verte (Il pianeta verde), il film del 1996 diretto da Coline Serreau? Avete presente le scene in cui Mila, la protagonista impersonata dalla stessa regista comunica da Parigi con gli abitanti del suo pianeta? Piedi immersi nell’acqua, mani ben aperte con il pollice connesso alle orecchie e le dita che si muovono per prendere la rete. Inviata dalla sua comunità per fare un’inchiesta sulla vita nel pianeta Terra degli anni Novanta, se tornasse oggi le sue comunicazioni sarebbero disturbate non tanto dalle onde magnetiche dei telefoni cellulari, ma piuttosto da strani cinguetti.

Se si fosse trovata a Perugia, poi, durante il Festival Internazionale del Giornalismo il dialogo sarebbe stato impossibile. 55.891 tweet totali (nell’arco di una settimana circa) con picchi di 74 tweet al minuto e oltre 11mila persone twittate > vedi RaiNews e Festival del Giornalismo. Un concerto di notizie, idee, selfie e pubblicità. Un canale di comunicazione che asseconda la rapidità delle breaking news, diventa strumento d’interazione e lavoro, e al tempo stesso asseconda la sete dei mercati e la necessità di informazione.

© Festival del Giornalismo
© Festival del Giornalismo

Ma non sono qui per scrivere di come Twitter abbia cambiato l’interazione tra attori sociali, l’influenza delle tecnologie sullo stile di vita, i mutamenti culturali nelle società occidentale e orientale. Vorrei piuttosto parlare dal “punto di vista emico” della notizia, che diventa sempre più corta, magari inesatta e… social. Ne fu un caso la sparatoria a Palazzo Chigi il 28 aprile 2013 > il caso

E vorrei anche condividere una riflessione su come il social venga utilizzato da redazioni, uffici stampa e studi radiofonici. Ne ho compreso qualcosa di più all’#ijf15, all’incontro con @SocialRadioLab @RadioLateral @RadioBullets e @Hashtag Radio Rai, dove è emerso che Twitter funzioni da indicatore dei network che si creano tra persone anche molto distanti, ma che condividono però una professione, un obiettivo o un interesse comune: i tag e gli hashtag > il caso

Un altro caso, sempre legato al festival, permetterà invece di far luce sul live tweeting, cioé i tweet inviati in tempo reale con citazioni dei relatori, commenti, foto e info. Gli oltre 55 mila cinguetti sono poi diventati delle storie, e in particolare la storia dell’ijf15. Lo storytelling, che nel 2013 veniva presentato nella sua versione del live blogging, quindi la cronaca in diretta di ciascun momento di un avvenimento (la maratona di Boston ad esempio, o l’uragano Sandy), in due anni si è subito trasformato in un live tweeting, condiviso e “dal basso” (si discute molto del citizen journalism) > il caso

E di fatti un buon utilizzo del social network è la rassegna stampa quotidiana. I 140 caratteri concessi si adattano piuttosto elasticamente al titolo di un articolo, sempre corredato da tag, hashtag e possibilmente una foto (fa più like!). Scorri la home page di Twitter (dopo aver cliccato il pulsante Follow dei giornali d’informazione, oramai tutti presenti sul social) e rimani aggiornato sulle news del giorno: le prime pagine dei quotidiani, le breaking news, programmazioni e podcast in tempo reale.

Più complicato e discutibile è il riassumere una notizia in così poco spazio. Pensate però che il New York Times sta lavorando per accorciare ulteriormente le notizie su una sola riga, o al massimo sei, affinché sia possibile leggerli sui wearable computing, i dispositivi indossabili come gli smart watch che stanno approdando sul mercato. Andrew Phelps, senior product manager del quotidiano statunitense, ha sviluppato le storie su una sola riga specificatamente per l’Apple Watch, come riporta Journalism.co.uk e PrimaOnline.it:

Rather than adapting web headlines for smartwatch screens or shrinking its existing app, The New York Times on Apple Watch will offer “just a slice of a story”. “They’re not quite headlines or tweets”, Phelps explained. “They’re meant to be just as short and convey just as much information, but to be a little bit more personal and personable than I think readers are accustomed to hearing from the Times.

© Image from Apple Press Office > journalism.co.uk
© Image from Apple Press Office > journalism.co.uk

Un modo di comunicare, e di cinguettare, che ha travolto non solo la società civile e l’opinione pubblica, ma soprattutto e ancor prima una professione, quella del giornalista e del reporter, oggi nativo dei social e immancabilmente affiancato dal social media manager. E ancor più ha cambiato la notizia di per sé.

Un messaggio che deve essere per natura immediato e d’impatto e che ben si distanzia dalla realtà ben più lenta, riflessiva e analitica della tribù degli antropologi, i quali potrebbero tuttavia trovare su Twitter uno spazio per diffondere altre informazioni, che nascono all’interno della propria comunità, e interagire con le analisi più approssimative o meramente statistiche dandogli più corposità e approfondimento.

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