Brasil – Prenotato il volo! E adesso?

La prima decisione che devo prendere a breve è quella sul Brasile. Questo è uno dei tanti esempi di come riesco a intestardirmi sulle cose e come poi, in una maniera o nell’altra, le ottengo.

Ma perché proprio il Brasile? Beh, la risposta più scontata è che dopo essere stata in Portogallo, e quindi avendo imparato la lingua e avendo trovato un contatto su cui poter fare affidamento, perché non regalarmi un viaggetto post-laurea in quel do Brasil?

Questo viaggio arriva in un momento particolare, per cui voglio affiancare al mega regalo di laurea un viaggio che dovrà essere per lo più interiore, finalizzato a decidere cosa scegliere, in bevi tempi, a settembre: se riprendere l’università oppure no.

Allora mi sono detta: «Dato che non ho voglia di continuare l’università e sarei più propensa a lavorare, perché non scoprire il campo umanitario e non tentare, in Brasile, di lavorare presso qualche organizzazione? Così posso aver delle basi su cui riflettere…»

Mi sono informata e ho trovato i link di varie organizzazioni umanitarie italiane in Brasile. Tra queste, una in particolare mi è rimasta impressa: ha sede a Torino e si propone di creare delle micro-imprese autonome e locali che avrebbero poi dei legami commerciali con aziende consolidate torinesi.

Ora, questa non è una delle tante maniere per creare delle filiali nel cosiddetto Terzo Mondo, dove la vita è meno cara e la manodopera ha prezzi bassissimi? Non è questo neo-colonialismo? Mi sono chiesta, reduce da un bombardamento di teorie accademiche.

Navigando su internet ho poi trovato che proprio in questo periodo stanno aprendo molti bandi per missioni, campi di lavoro e volontariato in Africa e America Latina. E tutti hanno almeno due comuni denominatori: il concept, quindi l’idea di andare per aiutare poveri, bambini, ecc., magari in una qualche favela o bidonville dimenticata dal mondo o in una fattoria o piantagione; e la quota di partecipazione, che si aggira tra i 1.500 e i 2.500 euro e copre biglietto aereo, vitto, alloggio e corsi di formazione.

Un esempio che ho preso seriamente in considerazione è quello di un’organizzazione che offre la possibilità di andare a Salvador de Bahia a lavorare in un’impresa agricola o partecipare a un programma formativo tra i giovani di una favela. Il tutto per 1.900 € (viaggio, vitto e alloggio). Il costo esoso, le date stabilite (appena 3 settimane) e il timore di rimanere intrappolata nel lavoro, però, mi hanno fatta desistere.

Mercoledì andrò a parlare con il mio relatore a Ca’ Foscari, la prof.ssa Tamisari, e proverò poi a contattare Regina Abreu, la docente brasiliana che partecipò a una conferenza al Dipartimento di Antropologia di Coimbra intitolata “Antropologia del patrimonio”.

Nel suo intervento introdusse l’importanza del patrimonio popolare e culturale per le comunità, di quei beni immateriali che, nel tempo e a causa di vicende politiche e storiche, sono via via dimenticati. Affiancata da un’assistente che proiettava immagini del Brasile rurale, la docente ha proposto alcuni progetti per il recupero delle conoscenze popolari in materia di agricoltura e artigianato.

Sarebbe bello poter prenderne parte…

Treno Parma-La Spezia1, 21.03.2010

Il viaggio che mi ha iniziata… e viziata!


1 Per poter sostenere le spese di viaggio, da febbraio ad aprile 2010 ho lavorato a La Spezia presso uno studio geologico.

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