Amalia Signorelli, un’antropologa in tv (2)

… continua l’intervento di Amalia Signorelli al III Convegno SIAA…

© IlFattoQuotidiano.it
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Del contesto mediatico, 2 indicatori oggettivi: termini e viralità

Vorrei citarvi 3 trasmissioni che io considero particolarmente riuscite, per un indicatore oggettivo. Cioè in quelle 3 circostanze… specialmente nelle prime 2, mi sono inventata un termine.

Una parola che esiste nella lingua italiana o esiste a metà, ma che ha colpito molto, ha sintetizzato la concettualizzazione che offrivo ed è entrata nel circolo. Cioè l’ho ritrovato poi in articoli di giornali, l’ho sentito ripetere in altre trasmissioni. Dunque, lo considero un indicatore oggettivo.

Un secondo indicatore oggettivo è che tutte e 3 quelle trasmissioni circolano in rete. Se andate su YouTube le ritrovate e alcuni di loro si ritrovano anche sotto Google, Amanda Signorelli. Dato che continuano a circolare in rete, presumo che interessino e questo mi fa pensare che fossero riuscite.

Lo sdoganamento della prostituzione

Di che si tratta? Eh, la prima riguarda appunto la prima trasmissione, il discorso su Berlusconi, dove appunto gli atteggiamenti correnti si possono riassumere nel linguaggio popolare, nel linguaggio di una audience particolarmente sofisticata, in due poli: «È un grande sozzone!» «Che vergogna!» «Che scandalo!» «Com’è che non lo condannano?!».

O l’altro discorso prevalentemente maschile, ma non solo maschile badate, perché Berlusconi è un seduttore, zozzone quanto volete ma è un seduttore!, sa come si seduce, anche l’opinione pubblica! L’altro discorso era prettamente maschile: «Ma dopotutto poi cosa fa?» «È il mestiere più vecchio del mondo!» «Beato lui che se lo può permettere!» e anche, l’ho sentito più di una volta «Almeno lui va con le donne!». Eh… C’era stato un personaggio pubblico che era stato scoperto in occupazioni un po’ diverse: «Almeno lui va con le donne»

La cosa che io ho proposto e che ho avuto questo, sorprendente per me per prima, risultato è stato quello di considerare non il fatto che Berlusconi andava a donne, ma la ricaduta di questo comportamento suo nella media opinione, nella comunis opinion, nel modo di pensare degli italiani. Nella misura in cui se ne può parlare, perché poi andrebbe articolato questo contesto.

Ma comunque, la grande scoperta che ho fatto e che è diventata appunto “virale”, come si dice, è che Berlusconi ha fatto un’operazione di sdoganamento. Precisamente, di sdoganamento della prostituzione. E qui mi hanno capito tutti.

Cosa volevo dire? Volevo dire che la prostituzione non l’ha certo inventata Berlusconi! Non l’ha nemmeno incrementata. Liberamente chi è senza peccato scagli la prima pietra! Però la differenza è che mentre prima la prostituta era ufficialmente considerata, ai tempi di Lombroso una delinquente, più recentemente una reietta, con Berlusconi diventa una protagonista.

Vi ricordate la madre di Noemi e Letizia? E non era l’unica che si agitava disperatamente per farla diventare non la concubina di Berlusconi, ma la Ministra della Repubblica Italiana. Perché la grande novità è che questo è stato codificato e accettato come un itinerario per accedere ad alte cariche pubbliche, dello Stato. Vi ricordate la Moratti nel Consiglio Regionale della Lombardia, no?! Quella sera [a Ballarò, ndr] la persona che mi ritrovai più accanitamente nemica si chiamava Maria Stella Gelmini.

Ma quello che fu prezioso fu il fatto che mi venne in mente questo prezioso termine “sdoganamento”, che esprime proprio… che poi fra l’altro l’ho visto riutilizzare in altri contesti, mi sono resa conto che è applicabile a diverse situazioni dell’Italia contemporanea, perché molte cose che si sono sempre più o meno fatte… adesso sono sdoganate.

Oserei dire, spero di non offendere i sentimenti di nessuno, che il recentissimo voto che ha escluso il conflitto di interessi da parte del ministro Boschi, è un esempio di come si sono sdoganate certe cose, no?! Cioè, diventa normale, diventa una cosa che… si va beh, c’è l’articolo del codice penale, si va beh c’è il regolamento, si va beh… però di fatto si fa e viene persino invidiato, ammirato, approvato da chi le fa queste cose.

Ora, questo… sono riuscita quasi, penso, non userò il termine “istintivamente”, non è qualcosa di istintivo: è il frutto di tanti anni di pratica antropologica, cioè dell’abitudine e di pratica antropologica fatta nel contesto prevalentemente, quasi esclusivamente, del contesto nazionale. L’abitudine a chiedermi che significato hanno gli accadimenti per coloro che sono protagonisti o spettatori.

Allora che significato ha l’accadimento Berlusconi per coloro che sono protagonisti o spettatori? Siccome si parla di fatti che tutti conoscono, se riesce a trovare il termine che buca lo schermo, forse più che la faccia che buca lo schermo, allora si riesce ad avere, a raggiungere un’efficacia, no?!, a trovare una capacità di dire «Guardate le cose si possono guardare sotto quest’altro punto di vista».

A questo punto Floris dice «La sociologa Signorelli…» la suddetta salta su come una vipera: «Antropologa, non sociologa!». E lo ribadisco, questo sì, lo ritengo utile farlo, dico sempre «Da un punto di vista antropologico», «Se mi devo presentare dal punto di vista antropologico…», appunto perché la nostra povera disciplina è tanto richiesta, e sarebbe tanto utile quanto poco conosciuta e apprezzata.

L’annuncite di Renzi

Gli altri due episodi che volevo accennarvi, uno riguarda una riflessione che feci condensandola, ma non era difficile, in poche battute, sul modo di parlare di Renzi. E cioè mostrare qualche esempio ricavato dai giornali degli ultimi giorni prima della trasmissione, che i suoi discorsi erano fatti soprattutto di annunci. E con una grande utilizzazione della asserzione e praticamente nessuna utilizzazione della argomentazione.

Questo discorso che può sembrare molto complesso non so perché è stato capito da tutti, forse perché in un secondo giro, poi, mi venne fuori anche lì, chissà poi, forse c’è un santo degli antropologi che mi assiste… perché per me non erano comportamenti professionali, ma mi venne fuori un po’ al secondo giro, mi venne fuori che Renzi soffre di “annuncite”.

Ho trovato che questo termine ritorna ogni tanto. Cioè ha colto un qualcosa di cui tutti sono consapevoli, che non viene mai portato in superficie, indicato come tema di riflessione. Allora, facendo questa operazione, mi sembra che qualche risultato… se non altro, se l’antropologia è una scienza critica, è un incentivo alla critica una presenza simile in televisione. Per quel che dura…

Amalia Signorelli e Marine Le Pen

Volevo accennarvi a un terzo episodio, una terza trasmissione delle tante, che pure mi ha dato molta soddisfazione. Anche lì ho utilizzato un sapere antropologico, se il termine non è troppo pomposo… è stato il confronto con Marine Le Pen.

Ero fortemente lusingata! Ancora non aveva stravinto-straperso le elezioni regionali, perché non si capisce se le ha vinte o se le ha perse, no?! E lei stava preparando la campagna elettorale, è venuta e ha fatto un discorso che grondava nazionalismo da tutte le parti. Al ché «Lei professoressa Signorelli che cosa ha da dire all’onorevole Marine Le Pen?»

E io feci con una faccia afflittissima: «Onorevole lei non sa quanto mi dispiace! – Questa così – Io sono un’antica ammiratrice della cultura francese e credo di conoscerla abbastanza, la amo moltissimo! Ma mi sembra che la cultura francese che lei propone a noi sia fortemente ridotta a una piccolissima parte di sé stessa.

Perché per me la cultura francese non è soltanto la dolce Francia, non è soltanto una questione di nazione, è anche – e lì tirai fuori 3-4 nomoni, che però dubito che lei li conoscesse perché mi guardò un po’ così – a cominciare da Voltaire e Diderot, fino che vi posso dire, fino a Yves Montant, perché no insomma»

E conclusi dicendo che avevo sempre considerato uno dei capolavori, uno dei rari capolavori che è dato a una cultura dominante creare, la situazione della Tunisia. Perché io dico, io ci sono stata un po’ di tempo in Tunisia.

La Tunisia è un Paese che ha subito una forte colonizzazione, ma da questa colonizzazione è venuta fuori una situazione dove non si può più separare la cultura araba da quella francese, dove veramente non si sono fuse, ma utilizzando un termine di Nestor Garcia Canclini, si sono “ibridate” le due culture.

Detto tra parentesi, fra noi, non è un caso che l’Isis è andata a colonizzare, a colpire in Tunisia e non va a fare attentati agli altri Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. Ah no, forse è un’espressione etnocentrica: forse bisognerebbe dire la sponda Nord del Mediterraneo, dell’Africa scusate.

Per concludere, tutti erano d’accordo, io non me ne accorgevo, perché in quei momenti lì, almeno se non sei un attore di professione, loro pensano di sì ma se non sei un attore di professione non ti autosorvegli, quindi non ero molto consapevole.

Mi dicono tutti che fu completamente spiazzata dal fatto che io non aggredivo il suo punto di vista, ma mettevo sul piatto un altro punto di vista suffragato da una serie di fatti che erano incontestabili, che per giunta erano in un qualche modo le facevano onore, era lei che non li aveva presi in considerazione. E questa è stata proprio, come dire, un tecnica di approccio antropologico.

Detto tutto questo, ecco, io spero veramente di non aver, come dire, alimentato un fenomeno di divulgazione, perché se c’è una cosa terrificante in giro è l’antropologia orecchiata, l’antropologia fatta da chi antropologo non è e le chiacchiere, come dire, va beh…

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