Cittadinanza

Il viaggio, il distacco, lo sguardo fisso sull’orizzonte, le speranze, il sacrificio, il risparmio, il pensiero verso terre lontane. Doveva essere tutto racchiuso nella valigia di quell’uomo, quando lasciò la sua rossa terra natale, i campi e le spose, protetto solo da Allah. Doveva mantenere una promessa con sé stesso, offrire ai figli un destino diverso. Migliore? Chi lo sa…

Non ho mai conosciuto quell’uomo. L’ho intravisto qualche volta e abbiamo scambiato un cordiale as-salām ‘alaykum, ma conosco la sua storia e quella di un’intera famiglia. Di una donna che lo ha seguito e ha continuato a pregare anche senza il richiamo del muezzin. E dei figli, che si sono integrati nella cultura italiana ma hanno anche saputo mantenere il temperamento degli uomini del deserto.

Conobbi quella terra cinque anni fa. Sono stata accolta da quella famiglia, ne ho rapito gli odori, i sapori e i suoni. Sono stata benedetta in nome di Allah, abbiamo danzato ai ritmi del bendir, abbiamo viaggiato in lungo e in largo come in un sogno orientale. Ho assaporato quel vivere quotidiano che è stato abbandonato per sacrificio.

Per una vita trascorsa a superare prove, a spezzarsi la schiena e a ingoiare pregiudizi, fino al giorno in cui si festeggia il raccolto, i frutti di tanto lavoro. Il Marocco continuerà a essere “casa”, ma la cittadinanza italiana da diritto ad averne anche una seconda e a beneficiare di una terra più fertile, con tutti gli obblighi e i doveri che ne conseguono.

Oggi è stato aggiunto un nome alla lista dei cittadini italiani. Una donna che ha smesso anni or sono di indossare il velo, che ha lavorato e viaggiato, che ha sempre rispettato il Ramadan. Ha studiato, ha preso la patente, ha lavorato e ha versato i contributi, ma è sempre ritornata sul suolo africano per scavare le sue radici.

Negli occhi della madre tanti ricordi, una tristezza profonda ne solca lo sguardo. Ma con un barlume di orgoglio e gioia, oggi ha fotografato l’attimo in cui la figlia ha consacrato gli sforzi di un marito che non c’è più. Le rimane solo una fotografia, in cui assieme hanno raggiunto La Mecca, obiettivo di una vita, coronamento di quasi cinquant’anni di matrimonio.

Con quell’immagine in valigia tornerà presto in quei campi rossi e caldi in cui un tempo ha vissuto, mentre i figli rimarranno nel Bel Paese, o si stancheranno ben presto, come molti italiani, di una vita incerta e voleranno da qualche altra parte. Proprio come aveva fatto loro padre, ma questa volta con la carta d’identità italiana.

3 Comments Add yours

  1. Nartaki says:

    Storie di viaggiatori… quando i nomadi sono i frammenti della nostra anima che ancora chiedono di vedere al di là del confine… per sentire che il confine non esiste.

  2. milarepa2014 says:

    ciao maurizia, scrivi bene,sei profonda. poi tu l’hai fatto lo scmbio mediane o no? saluti, stefano

    1. Ciao Stefano, ti ringrazio! No, non sono riuscita a partecipare perché presa da altri impegni. Tu?

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