Diario di viaggio e Diario di campo

PARTENOPEE è la narrazione di un’esperienza a Napoli, il racconto del mio viaggio ma anche la descrizione etnografica di una città e di una cultura a sé, fonte di tante storie e dipinti ammaliatrice. Voleva essere un esperimento, un blog di campo in cui intendevo riportare avvenimenti e osservazioni, miscelando il diario di viaggio e il diario di campo in formato digitale: due narrative parallele, che l’antropologo fa proprie, ma che rimangono epistemologicamente separate. Purtroppo non sono riuscita nell’intento di scrivere un resoconto costante delle mie giornate e ho ripiegato su un altro tipo di scrittura: il racconto a puntate.
Ecco però cosa avevo scritto nella pagina Diarii forestieri (quando ancora si chiamavano solo Diarii, di viaggio e di campo appunto).

Scrivere, annotare, fissare, narrare, notare, imprimere, descrivere, fotografare, rappresentare, particolareggiare, disegnare, tracciare, ricordare, approfondire, inquadrare, qualificare, errare, oggettificare, analizzare, riflettere, dare espressione, riprodurre, considerare, ragionare, esprimere, correggere.

La lista delle azioni richieste dal diario di campo, o diario etnografico, potrebbe estendersi ancora a lungo. E spesso un solo diario non basta: c’è il diario personale, soggettivo e riflessivo, e il diario di campo in senso stretto, con annotazioni scientifiche e descrittive della ricerca; c’è poi il block notes per le scratch notes (le annotazioni rapide), e tutta una serie di archivi in cui sono catalogate interviste, riferimenti e citazioni bibliografiche, fotografie e filmati, cartelle contenenti materiali e oggetti raccolti, e così via…

Non si tratta quindi di un diario di viaggio, una narrazione cronologica degli avvenimenti, un ricordo delle vacanze o del Gran Viaggio che molti fanno almeno una volta nella vita. Da esso, in realtà, si può cogliere molto della cultura dei luoghi, si possono trovare descrizioni poetiche e fissare storicamente particolari momenti dei luoghi visitati.

Il diario di campo richiede molto di più. Innanzitutto esige una dettagliata e esaustiva descrizione dei fenomeni osservati, una fotografia talmente particolareggiata che può anche annoiare il lettore, ma che si rivela utilissima in un secondo momento della ricerca: la rilettura delle note di campo, spesso dopo molto tempo, e la stesura dei capitoli etnografici.

Richiede poi un’interpretazione il più oggettiva possibile, spuria di giudizi e analisi semplicistiche, derivanti principalmente dai modelli culturali insiti in noi stessi e orientanti la nostra visione del mondo, per cui ciò che ci appare in un nuovo contesto viene descritto in base a ciò di cui è carente o differente dal nostro mondo.

Un’interpretazione olistica, quindi, che deve tenere in conto di tutti i tratti culturali e di tutte le sfere (politica, economica, geografica, ma anche pubblica e privata) di una società, anche quando si è interessati solo a un tratto (lingua, musica, artigianato, ecc.). Una conoscenza approfondita che permette di comprendere più a fondo il come e il perché dei fenomeni.

Ovviamente tutto ciò richiede tempo e dedizione, spesso anni di totale immersione nella cultura interessata, mentre io trascorrerò, almeno per ora, solo 8 mesi. Un tempo estremamente breve, ma non necessariamente insignificante, in cui cercherò di rendervi partecipe della mia ricerca sul campo.

Che dire ancora, buona lettura e non esitate a scrivermi per qualsiasi osservazione, critica o domanda.

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