Uso e abuso del termine antropologia sul web – rassegna febbraio 2016

Se di antropologia se ne parlava troppo poco, dopo un’analisi sul web durata tutto il mese di febbraio, devo purtroppo constatare che il sostantivo “antropologia” e ancor più l’aggettivo “antropologico” vengono utilizzati troppo spesso con connotazioni non proprio opportune, quando non per evidenti strategie di marketing digitale, da chi antropologo non è.

Altrimenti si trovano notizie inerenti a presentazione di libri dea, eventi come l’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola di Specializzazione in Beni Dea di Perugia, riconoscimenti istituzionali al lavoro di antropologi sul campo, ecc. pubblicati principalmente su testate locali.

Leggi da cosa è nato questo spunto di riflessione e indagine

Queste conclusioni nascono da un esperimento realizzato grazie allo strumento di indagine Google Alert, che monitora il web sui contenuti di interesse e invia una notifica giornaliera o settimanale quando viene pubblicato sul web qualcosa che contiene tale keyword. Per tutto il mese di febbraio e marzo ho ricevuto notifiche relative al termine “antropologia” ed ecco ciò che, in maniera molto sintetica, è apparso nel primo mese.

La frequenza con cui si parla di antropologia sul web in lingua italiana è scarsa. Direi “singhiozzante”. Solo con la notizia della morte di Ida Maglia si è riscontrato un boom di articoli non tanto di carattere antropologico, ma riguardante la biografia o il necrologio/“coccodrillo” dell’antropologa. Altrimenti se ne trova qualche articolo a giorni alterni.

Le date sono da considerarsi indicative, soprattutto nelle giornate del 21-22-23 febbraio. I post sul decesso di Ida Magli, infatti, risultano spesso pubblicati nel giorno della scomparsa, ma ad un’attenta analisi si nota che sono stati pubblicati successivamente, ma per motivi editoriali e/o di web strategy sono stati anticipati alla data del decesso. Ho tuttavia scelto di mantenere le date indicate su ogni sito web, per non dilungare troppo i tempi di pubblicazione.
Le date sono da considerarsi indicative, soprattutto nelle giornate del 21-22-23 febbraio. I post sul decesso di Ida Magli, infatti, risultano spesso pubblicati nel giorno della scomparsa, ma ad un’attenta analisi si nota che sono stati pubblicati successivamente. Ho tuttavia scelto di mantenere le date indicate su ogni sito web.

A differenza della morte di Daniel Fabre, studioso francese di folclore e culture popolari che, dal 1999, insegnò tra l’altro all’Università Tor Vergata di Roma, di cui si trova notizia solo sul Corriere della Sera (Corriere.it 02.02.16), la scomparsa di Ida Magli è stata annunciata su numerosissime testate italiane online. Vedi Ida Magli

In particolare, l’antropologia è nominata nelle testate locali per informare i lettori di particolari eventi, come presentazioni di libri, riconoscimenti, mostre, … che coinvolgono antropologi. Si tratta per lo più di comunicati stampa riportati nelle pagine di cultura o nelle agende cittadine. vedi Eventi

Allo stesso modo si trovano notizie riguardanti le discipline dea, spesso prese in prestito da specialisti di altri settori (musica, arte, genetica, ecc.) vedi Altre news

Si hanno notizie di carattere scientifico che annunciano scoperte e ricerche nel campo dell’antropologia forense e dell’etnoarcheologia. Da notare che i titoli di queste news sono introdotti da “ANTROPOLOGIA: ….” e che, due di questi, sono stati pubblicati sul sito di informazione metereologica IlMeteo.it. vedi Scienze

Libri e antropologi, questi gli articoli dedicati alle novità editoriali e alla biografia di alcuni antropologi.

Altri articoli rilevati da Google Alert riportano inoltre alcune analisi più strutturate riguardo temi come i videogiochi, la sostenibilità ambientale e, breaking news del momento, il dibattito sulle unioni civili, partendo da un apparato teorico antropologico. vedi Analisi

Da quel che ho potuto rilevare, nessuno dei pezzi pubblicati online e in seguito riportati è stato scritto da qualcuno che abbia conseguito una formazione antropologica. Certamente alcuni comunicati stampa, forse qualche articolo su Ida Magli e non escludo che, molti professori e giornalisti che collaborano con i quotidiani nazionali abbiano approfondito studi dea. Ma è evidente ciò che gli speaker al III Convegno Siaa hanno espresso: a parlare di antropologia, spesso, è chi antropologo non è.

Infine vorrei precisare che, quanto segue, è un breve riassunto delle notifiche ricevute da Google Alert e, quindi, di ciò che è stato pubblicato esclusivamente online. Questa breve analisi non tiene pertanto conto degli articoli pubblicati su testate cartacee e non vuole essere un notiziario di argomenti di carattere demoetnoantropologico. Per questo rimando a Colibrì e alle pagine Facebook di Marco Traversari e Renato Ferrari, su cui trovare un’interessante rassegna stampa.


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Ida Magli

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Eventi

  • La nomina di Paolo Apolito a cittadino onorario del Comune di Montemarano, in quanto studioso e promotore del carnevale e della musica tradizionale della cittadina campana. Collaboratore della ricerca sul Carnevale condotta in Campania dall’antropologa Annabella Rossi e dall’etnomusicologo Roberto De Simone, e culminata nel volume “Carnevale si chiamava Vincenzo” (De Luca, Roma, 1977), Apolito è docente di Antropologia Culturale presso l’Università di Salerno. (Irpinia24.it 04.02.16)
  • A Roma, i liceali di Ceccano diventano ricercatori per una settimana all’Università Tor Vergata. Tra i laboratori, anche uno in Antropologia forense, “in cui si forniscono le basi dell’antropologia che, utilizzate in ambito forense e archeologico e applicate sui resti scheletrici, permettono di ricostruire la vita di un individuo, cioè il suo profilo biologico (il sesso, l’età alla morte, la statura, l’origine geografica), le sue abitudini alimentari, i segni che sono stati lasciati dagli stress lavorativi, le malattie, i traumi a cui è andato incontro, nonché la ricostruzione facciale” (L’InchiestaQuotidiano.it 08.02.16)
  • Su TrasimenoOggi.it (09.02.16) si dà notizia dell’inaugurazione dell’anno accademico 2015/2016 della Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici dell’Università di Perugia. Una cerimonia, introdotta dal convegno “I beni culturali antropologici in Umbria”, che ha avuto luogo a Castiglione del Lago allo scopo di presentare la “formazione di antropologi, professionisti di elevata qualificazione nella salvaguardia, gestione e valorizzazione dei beni culturali demoetnoantropologici, materiali e soprattutto immateriali”
  • L’evento al Teatro dell’Arancio della Città di Grottammare, in cui Marco Aime interviene all’incontro “Nessuna identità senza diversità. Noi e gli altri: storia di un incontro indispensabile” trattando il tema dei migranti. Un’occasione, inoltre, per presentare il suo ultimo libro: “Senza sponda. Perché l’Italia non è più una terra d’accoglienza” (PicenoTime.it 13.02.16 e LaNuovaRiviera.it 15.02.16)
  • “Fashion: Il lato antropologico della moda in mostra a Torino” è il titolo attribuito da RacnaMagazine.it (14.02.16) per la mostra fotografica del National Geographic dedicata allo “stile in chiave antropologica”. Dopo aver introdotto le osservazioni di Roland Barthes sulla moda e i segni socio-culturali dell’abbigliamento, è Cathy Newman, parte del team di National Geographic e antropologa della moda, a spiegare la chiave interpretativa. Nel l’introduzione al suo libro del 2003 “Fashion. Moda e modi; storia dell’arte di apparire” scrive: “Il modo in cui ci vestiamo, il nostro aspetto, dicono molte cose, sussurrano o strillano. Raccontano la condizione economica, sociale, politica. Suscitano commenti eruditi di sociologi e antropologi, per non parlare della stampa specializzata, che si pronuncia ogni stagione a ogni cambio di orlo. I vestiti provocano, irritano, seducono. Parlano di effimero ed eterno. Bisbigliano formule magiche…”.
  • “Un libro per celebrare le antropologie di Angioni” è il titolo dell’evento all’Università degli studi di Cagliari per la presentazione del volume “Cose da prendere sul serio” a cura di Francesco Bachis e Antonio Maria Pusceddu (unica.it 15.02.16). “Orgogliosi dello studio delle radici del popolo sardo” è invece il sottotitolo attribuito dall’ufficio stampa di ateneo, che introduce le parole del giornalista Giacomo Mameli sull’antropologo Giulio Angioni – “Il padre nobile dell’antropologia in Sardegna, non soltanto nelle aule universitarie, ma anche nelle piazze dei nostri paesi” – a quarant’anni dalla pubblicazione del suo “Rapporti di produzione e cultura subalterna. Contadini in Sardegna”.
  • TaorminaToday.it (16.02.16) dà notizia della nomina del taorminese Mario Bolognari a nuovo presidente dell’Associazione italiana scienze etnoantropologiche, l’Aisea. Oltre al professore ordinario presso l’Università di Messina, la testata locale annuncia anche l’elezione del prof. Mauro Geraci, anche lui dell’Ateneo messinese, a segretario del nuovo Direttivo Aisea. «Il mandato che mi viene conferito è chiaro – ha dichiarato il prof. Bolognari. – Condurre l’Aisea verso l’unificazione delle associazioni degli antropologi più rappresentative a livello nazionale. Dare così all’Antropologia culturale e sociale italiana quella rappresentanza unitaria necessaria in una fase storica critica e difficile».
  • Si trova sul Giornale La Voce (24.02.16) il comunicato della visita di una delegazione Telethon alla Collezione di Antropologia del Dizionario del Turismo Cinematografico, luogo in cui Davide Lingua “raccoglie materiale proveniente da tutto il Mondo con l’intenzione di mettere assieme una raccolta di tutti gli oggetti esistenti sulla faccia della Terra a cominciare dal folklore di ogni nazione per continuare con opere d’arte, memorabilia e oggetti di uso comune”. Oggetti etnografici, ma anche giocattoli, vetture d’epoca, oggettistica da bar e casinò, marionette, cimeli provenienti da set cinematografici e copioni originali, ricostruzioni di location, opere d’arte anche di autori di fama internazionale e tanto altro. “Perché, come spiega Davide, l’antropologia è lo studio dell’uomo quindi comprende tutto ciò che riguarda esso dalle cose più semplici in su. Essendo il Cinema specchio delle abitudini umane questa raccolta deve essere considerata un documentario dal vivo dove ognuno di noi ne diventa interprete protagonista”.
  • Ad Alghero, nel centro sociale autogestito Respublica, la presentazione di due libri di ricerca antropologica su San Mateo del Mar, nel Messico indigeno: “Sentieri di Parole. Lingua, paesaggio e nomi di luogo in una comunità indigena nel Messico del Sud” di Cristiano Tallè sul legame tra lingua nativa e appartenenza, diritti territoriali e ambientali, e “Juan Olivares. Un pescatore scrittore del Messico indigeno” di Flavia Cuturi, sulla scrittura come spazio di memoria e di consapevolezza dell’appartenenza culturale e linguistica. A moderare l’incontro Martina Giuffrè, docente di Antropologia presso il Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione dell’Università di Sassari (BuongiornoAlghero.it 29.02.16)

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Altre news

  • Su CosenzaPage.it (04.02.16) lo spettacolo di Daniele Moraca, poeta e cantautore, appassionato di antropologia e insegnante di chitarra acustica e canto, nonché collaboratore della cattedra di antropologia culturale diretta dal professor Cesare Pitto, all’Università della Calabria.
  • “Antropologia del design. Andrea Branzi a Roma” è il titolo apparso su Artribune.com (09.02.16) per presentare l’installazione presso la Fondazione Volume! di Roma del designer, “e insieme architetto, ricercatore e critico” fiorentino che negli anni Sessanta fondò il collettivo Archizoom. “Un’installazione site specific – si legge nell’articolo – che legge le tracce, il più delle volte colpevolmente inascoltate, della pulsione antropologica soggiacente alla cultura del progetto”. Così secondo Branzi anche la XXI Triennale di Milano, il cui titolo sarà Design After Design, vuole interpretare “i grandi temi antropologici, le proprie origini primordiali, il tema della vita, della morte, dell’eros, il sacro. Un design che sta diventando una “professione di massa” dentro una società multi-etnica”
  • La Croce Verde P.A. di Lucca, si legge su LaGazzettadiLucca.it (15.02.16) ha organizzato una conferenza dal titolo “Il piacere del conoscere” in cui sono intervenuti il prof. Edoardo Boncinelli, scienziato di fama internazionale, genetista e docente di Fondamenti Biologici della Conoscenza alla facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e il dott. Luca Pagani, ricercatore in Antropologia Molecolare presso l’Università di Cambridge e collaboratore dell’Università degli Studi di Bologna. Tema dell’incontro “un argomento che riscuote da sempre grande successo, proprio perché caratterizza l’essere umano in quanto tale. La conferenza vuole infatti proporsi come momento di riflessione sulla pulsione umana verso il conoscere e sul piacere stesso della conoscenza, che distinguono l’uomo dagli altri esseri e diventano per lui strumento potente di libertà, indipendenza ed emancipazione”
  • Altra artista che si è avvicinata all’antropologia è Chiara Segreto, invitata per una residenza d’artista durante la missione “Fluturnum, Archeologia e Antropologia nell’Alta Valle del Sagittario”. Partecipando alle attività di studio e al confronto tra queste discipline sul territorio di Frattura di Scanno (AQ), l’artista ha posto una riflessione su paesaggio in quota e sulle architetture vernacoli ed ha dato vita all’installazione “La Presentosa”, costruita a 1600 m in località Giardino con la tecnica dello spietramento. Una rappresentazione simbolica, uno spazio arcaico che si fonde nel paesaggio e ricalca la sagoma del lago di Scanno creando una sensazione di decentramento (L’Opinionista.it 20.02.16)
  • Samy Ahmed, studente di Economia per Arte, Cultura e Comunicazione presso l’Università Bocconi, “sperimenta invece in campo artistico con le sue creazioni digitali del tutto contemporanee”, ha invece fatto un esperimento, pubblicato su Smartweek.it (26.02.16): una ricerca antropologica sulla cucina dello studente fuori sede. Così scrive: “Pochi giorni fa, mentre mi gustavo una bella porzione di lasagna – preparata naturalmente da MAMMA- mi sono imbattuto in uno di quei dilemmi esistenziali, che trovano rimedio solamente nella cioccolata, oppure in una chiamata a Alessandro Meis – mio caro amico, studente di antropologia a roma e uomo saggio. La domanda, a cui non riuscivo a trovare risposta – potrà sembrarvi banale- era semplice: “Che cosa mangiano gli studenti fuori sede, che non hanno la lasagna di mamma??”. Alessandro, naturalmente da bravo studente modello mi ha risposto in maniera secca: “Bisognerebbe fare una ricerca antropologica, raccoglie dati, informarsi, passare un periodo in stretto contatto con loro, bla bla bla”. Soddisfatto parzialmente di questa risposta, mi sono imboccato le maniche e mi sono messo alla ricerca nella jungla informatica come un Indiana Jones 2.0”

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Scienze

  • Una notizia apparsa su ScienzeNotizie.it (08.02.16) vengono riportati i risultati di una ricerca dell’antropologo della Washington University di St.Louis (USA) e pubblicati sulla rivista Nature Communications, secondo cui l’apparato masticatorio dell’Australopithecus Sediba non era adatto ad una dieta basata su cibi duri
  • Due brevissimi articoli pubblicati su iLMeteo.it, di cui una (16.02.16) riporta un “video esclusivo” relativo a “un recente studio” che “ha rivelato che la tendenza alla depressione o la dipendenza da nicotina, le malattie della pelle e i problemi cardiovascolari, potrebbero dipendere dagli antichi incroci tra le specie di Neanderthal e Sapiens, avvenuti circa 50 mila anni fa”. Un altro (23.02.16), in cui viene citata la fonte (Youtube: Cliphistoria), in cui si informa che “le due specie più conosciute di uomo primitivo, il Sapiens e il Neanderthal, si incontrarono 50.000 anni prima del previsto, ossia 100.000 anni fa. Secondo i ricercatori è possibile che questo incrocio sia avvenuto in Oriente, probabilmente all’altezza dell’Arabia Meridionale o nei pressi del Golfo Persico”

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Libri e antropologi

  • Ne Lo Scaffale di AlessandriaNews (02.02.16) la recensione del libro “Meticcio. L’opportunità della differenza” di Bruno Barba (Saggi POP 2015, €15,00). “Ce lo insegna Bruna Barba – scrive Gibus (Adriano Favole?), autore dell’articolo – che, proponendoci questo libro/manifesto ci aiuta a leggere in modo nuovo il nostro passato e a interpretare il nostro presente, non seguendo rigidi schemi ma cercando piuttosto di comprendere la complessità del passato per rileggere la storia in chiave di movimenti. Per riflettere sul fatto che “noi siano ciò che l’altro non è”. Viene poi citata la celebre parodia di Ralph Linton sul mondo globalizzato, e conclude: “Il prof. Barba con quest’opera invita il Lettore ad addentrarsi, guardare, capire il meraviglioso mondo che ci accoglie. Perché il meticcio arriverà, anzi, è già tra noi: è dentro di noi”.
  • La presentazione del numero monografico della rivista Antropologia, “Artigiani del XXI secolo: fra bottega artigiana e artigianato industriale” alla Biblioteca Sormani di Milano. Con Alberto Cavalli, Ugo La Pietra, Marinella Carosso, Simone Ghezzi (mentelocale.it 11.02.16)
  • Un articolo di Giorgia von Niederhäusern su Cooperazione.ch (15.02.16) racconta invece la storia di Henry Siqueira-Barras, nato a Rio de Janeiro da madre brasiliana e padre romando, ma cresciuto in Ticino, che da calciatore professionista ha deciso di dedicarsi alla ricerca e documentazione visiva etnografica. Il suo nuovo progetto, si legge, è uno studio ontologico basato sull’esperienza di indigeni colombiani che, per un periodo della loro vita, si spostano nell’occidentalizzata Bogotà per adattarsi alla vita cittadina. «Chi di loro torna al villaggio nativo lo fa con la propria identità rafforzata – spiega –. Penso che la vita nomade che sto facendo da qualche anno abbia più o meno la stessa funzione».
  • Altro articolo davvero interessante è stato pubblicato su CittàNuova.it (18.02.16) e riguarda la pubblicazione di “Terra inquieta” (Rubbettino Editore 2015, € 18.00) l’ultimo libro di Vito Teti, professore ordinario di Antropologia Culturale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria, dove dirige il Centro di iniziative e ricerche “Antropologie e letterature del Mediterraneo”, come pure il Centro demo-antropologico “Raffaele Lombardi Satriani”. Il pezzo è incentrato sull’intervista all’autore (che consiglio vivamente di leggere!) che attacca: “Da grande, quando la mia inquietudine si manifestava in mille forme, cominciai a comprendere che non era solo un fatto individuale e caratteriale, ma che andava legata alla geografia, alla storia, all’antropologia di una terra in fuga, inquieta, mobile, che cammina e si sposta per terremoti, frane, emigrazioni. Naturalmente questo contesto ambientale e culturale inquieto è un riferimento importante, poi ognuno organizza e ridisegna identità e appartenenza nelle forme più varie. E tuttavia il senso dell’altrove, il non sentirsi mai in alcun posto, la nostalgia del mondo perduto o sognato sono tratti comuni ai calabresi dell’esodo, emigrati e, diversamente, a quelli rimasti. Fuga, stanzialità, partenza, ritorno, lontananza, vicinanza sono termini e concetti da accostare e da mettere in rapporto per cercare di capire chi siamo”
  • “Il bandito Cavallero. Storia di un criminale che voleva fare la rivoluzione”, libro di Giorgio Bocca (Feltrinelli, € 12.00) sulla militanza politica sessantottina della banda Cavallero. Libro che Massimo Raffaeli, su ilManifesto.info (21.02.16), denomina “un’antropologia nera”
  • Google Alert ha infine avvisato della pubblicazione su MondadoriStore.it 24.02.16 dell’etnografia “Incidenti di percorso. Antropologia di una malattia” di Clara Gallini (Nottetempo 2016, € 16.50). Scrive l’autrice: “Che cosa accade quando una donna che ha viaggiato tutta la vita per raccogliere testimonianze e studiare comportamenti di persone e popoli, si trova costretta a un letto d’ospedale? La donna, una grande antropologa, scopre che l’abitudine al viaggio e allo studio è più forte del dolore, degli impedimenti fisici, delle cure amorevoli dei parenti e degli amici, dell’ossessione dei sani per l’igiene dei malati… cosi che la geografia da esplorare è proprio il corpo con le sue nuove abitudini, le lacune della memoria, gli intoppi del futuro e, non ultimo, l’orizzonte della dipendenza. Dopo aver indagato madonne e veggenti, apocalissi, miracoli e sonnambule, in “Incidenti di percorso” utilizzando gli strumenti dell’antropologia Clara Gallini viaggia, accompagnata dalla fida badante Abdia, nel proprio corpo malato, riportando aneddoti, oggetti sacri e profani e soprattutto ipotesi, con la curiosità e l’allegria che sempre si accompagnano alle scoperte. Un libro potente, esatto e scanzonato sulla malattia del nostro tempo: la paura di invecchiare”.

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Analisi

  • Con “Il marketing antropologico valorizzante” Mirko Rusciano – “Cresciuto a pane e videogiochi… poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema” – ha voluto scagliare una critica al modello di successo e di marketing della Sony in comparazione con altre aziende del settore dei videogiochi. “La console war ci insegna che la maggior parte dei giocatori sono persone che non valorizzano loro stessi ma bensì quello che possiedono, e qui Sony è stata furba, come fu furba Microsoft con Xbox 360. Se Samsung ha vinto la TV-war è proprio perché invece di basarsi su un’estetica futuristica e particolare, ha preferito investire sulla TV come oggetto d’arredo e di alte prestazioni, così che le famiglie creavano il proprio salotto anche grazie alla TV. Hanno vinto, visto che al momento Samsung è leader in Europa e in altri paesi. … Il marketing antropologico valorizzante ha funzionato ancora e il vedere certe persone così estasiate da queste parole, dimostrano come si sia perso quello spirito di gioco e di divertimento che in realtà risiede nel proprio essere, non per quello che si possiede. Ma si sa, le aziende devono guadagnare bene con il minimo sforzo, e se i presunti tali giocatori per due anni hanno preferito il nulla cosmico ai giochi, allora complimenti a Sony, che a differenza di Microsoft ha mantenuto un altissimo valore per quasi tutto il 2015 con un semplice gioco, tenendo testa alla rivale”. Le critiche non sono mancate, riguardanti però la qualità delle console wars e delle proposte di videgames uscite nel 2015. Per questo l’autore ha replicato: “Ripeto che il mio articolo approfondisce il curioso caso di marketing e non i giochi nel dettaglio, anche con una breve parentesi contro il giocatore medio che ha scelto una console al posto di un’altra per la sola decantata potenza maggiore fatta di numeri, visto che qua di esperti veri ce ne sono pochi” (myreviews.it 02.02.16)
  • Chiara Carovani su Greenreport.it (08.02.16) è partita invece dalla “memetica”, disciplina che coinvolge psicologia, sociologia, antropologia e genetica, per sviluppare una riflessione sulla sostenibilità ambientale e il sistema consumistico. Da qui il titolo “Il meme del petrolio e la contro-strategia dei seminatori”, in cui il “meme”, le unità d’informazione che compongono la nostra società e ne determinano il tessuto scambiandosi e modificandosi attraverso i soggetti che la compongono, del petrolio o di una “crescita economica infinita è discretamente infettivo”
  • “Il modello oggi dominante assume slogan ad alto impatto e qualche scampolo di nozioni scientifiche, più o meno ben assemblate, piegando il tutto agli interessi economici e politici del momento, sulla scorta di una sequela di frasi, tra loro concatenate da una debole trama logica. Ma alla prima scossa della ragione, tutto crolla”. Così Alessandro Benigni su Notizieprovita.it (08.02.16) lancia un allarme sulla riduzione di una teoria o un caso socio-antropologico ad un dato di fatto. E continua: “Vediamone un esempio, che può essere preso a paradigma: 1) l’antropologia testimonia che si sono dati, nello spazio e nel tempo, diversi tipi di famiglia (per esempio poliandrica: più uomini legati alla stessa donna; poliginica: più donne legate allo stesso uomo, etc.), quindi > 2) non esiste un solo modello universale di famiglia, quindi > 3) tutte le varie tipologie di famiglie sono legittime, compresa l’unione tra persone dello stesso sesso. Basta un attimo e l’errore balza agli occhi. Allo stesso modo si sono date nelle culture umane una gran varietà di consuetudini, dal cannibalismo alle unioni tra uomini più che maturi e bambine. Che facciamo, giustifichiamo tutto sulla base della constatazione di un dato di fatto? … Come chiunque può constatare, in questo modo si deducono da premesse ambigue delle conclusioni illogiche. … In generale il passo falso (logico ed etico, perché è di questo che si parla, non di antropologia o di sociologia dei costumi, e nemmeno di psicologia) avviene sulla scorta di una pretesa di fondo che risulta inaccettabile: passare da una constatazione di fatto ad una pretesa di diritto. Siccome vedo che le cose vanno così o cosà allora posso pretendere la legittimazione di ciò che osservo, per il solo fatto che esiste. A rigor di logica, in base a questo modello di ragionamento precostituito, dovremmo poter legittimare qualsiasi evento osservabile: compreso furto, omicidio, incesto, pedofilia, e quant’altro. Solo in quanto “oggetto di studio” dell’antropologia”.
  • “L’ideale della relazione pura. Risposta al Cardinal Bagnasco” è il titolo di un articolo pubblicato da Raoul Minetti, professore ordinario di economia presso Michigan State University, ha pubblicato su iMille.org (13.02.16). Il professore fa infatti notare la “confusione generata dal Cardinal Bagnasco quando abbina, erroneamente, l’antropologia alla morale, ricadendo per la seconda volta in un paradosso” e, per spiegar ciò, si rifà alle teorie di Anthony Giddens su “l’ideale della relazione pura”: una relazione tra eguali, appunto, intimamente democratica, fondata sul primato degli affetti e della comunicazione personale rispetto alle regole sociali; una relazione che volutamente restituisce un’immagine antropologica del sé che privilegia l’aspetto affettivo nella propria vita privata. Una relazione di coppia, dunque, che non si aspetta particolari garanzie, che contempla anche una genitorialità solitaria, in caso di separazione e divorzio, e che laicamente ritrova negli affetti un motivo sufficiente per costruire una unione. Fuori dagli schemi della morale cattolica, lontana dalle minacce di punizione divina, ma “antropologicamente”, appunto.

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