Non è la solita storia

Ogni sognatore ha la sua e così cambia il mondo

Australia 2016. L’immigrazione italiana è stata talmente incisiva che oggi una ragazza italiana con la sua Working Holiday visa lavora come babysitter per una famiglia di italiani. Chiama il nonno al cellulare e gli risponde, in italiano: – Siamo ancora al parco, arriviamo! – E nonostante cerchi di parlare inglese ai bambini, la mamma gli ha fatto richiesta di parlare italiano perché lo imparino.

Gli italiani arrivati in Australia nell’ultimo secolo devono essere stati talmente tanti che, almeno qui a Melbourne, trovo ristoranti dal nome italiano ad ogni angolo, oppure australiani ma nel menù propongono polpette, caprese e (chi l’avrebbe mai detto?!) pizza.
E gli italiani che continuano ad arrivare sono così numerosi che non è difficile sentire i diversi dialetti insinuarsi tra le parlate inglesi, oppure un inglese italianizzato aggirarsi tra le strade di St Kilda e la riviera sud di Melbourne. In queste prime settimane ho continuato a raffinare l’orecchio sulle varie pronuncia dialettali, proprio come facevo nel vecchio Stivale, piuttosto che allenarmi con l’accento da Crocodile Dundee.

Ho sentito la storia di un trentenne, unico ad essere arrivato a Melbourne con un contratto e una Permanent visa di quattro anni. Lavora per un’azienda IT e ha chiesto il trasferimento. Dopo vari anni trascorsi tra Milano e l’India eccolo finalmente in questa landa sperduta, a guadagnare fior fior di quattrini e godersi il meglio di una città dove tutto si può, denaro alla mano!

Le altre sono tutte storie di chi, come me, insoddisfatto ma inarrestabile, è fuggito un po’ a malincuore e un po’ strafottente per cercar fortuna. Pochi parlano un buon inglese, tutti hanno trovato lavoro come camerieri, baristi o cuochi. Il cuoco soprattutto è ben remunerato e promette grandi speranze! Un architetto pugliese ha lasciato il suo studio ben avviato ed è venuto in Australia. Non per fare l’architetto di certo, perché viene richiesta un’ottima conoscenza dell’inglese (punteggio 8/9 all’IELTS). Ha fatto la scuola da cuoco e si è reinventato.

Un altro ragazzo poco più che trentenne che desiderava sin da giovane lavorare nella ristorazione, dopo anni trascorsi a pagare tasse, bolli dell’auto e sperperare il resto per pagare ogni incombenza (c’è sempre qualcosa che non funziona o si rompe!) senza risparmiare un centesimo, ha mollato tutto. Arrivato a Melbourne si è proposto come pizzaiolo, ha cominciato come lavapiatti, studiato un anno da cuoco e lavorato per pagare la scuola. Fatti due conti, fra affitto, rate scolastiche, vizi e mantenimento è riuscito a metter da parte un bel gruzzolo e ora non ci pensa proprio a tornare in Italia.

Poi c’è la babysitter, arrivata qua per caso. Fatte le farm, lavora come cameriera e per arrotondare fa altri lavoretti. Ha conosciuto solo compaesani che l’aiutano e la supportano, rendono la permanenza in un paese così lontano da casa più semplice. Forse applicherà per il secondo anno di Working Holiday, ma non vuole rimanere in un luogo senza storia, così vuoto e così lontano.

Tanti amici e compaesani hanno vissuto qua, chi per un anno, chi per più tempo. Molti hanno scelto di tornare a casa, perché casa è casa. Ognuno con la sua storia, ognuno con un bel gruzzolo di soldi guadagnato con il sudore (si, perché sembra tutto meraviglioso da questa parte del mondo, ma gli immigrati, da quel che mi è sembrato, rimangono comunque manodopera a basso costo e facilmente sfruttabile per i lavori più duri). Hanno accumulato un bel bagaglio di esperienze, l’inglese è un po’ più comprensibile, magari, e tante sono le storie da raccontare, un giorno, ai propri figli.

Ma questa non è la solita storia, no. Sono tutte storie diverse, ognuna con la sua peculiarità, ciascuna con il suo perché e il suo proseguo. Se le scrivo (in italiano) e le pubblico è perché, chi le legge, si renda conto che ci sono ancora tanti sognatori che non vogliono adattarsi, che decidono di cambiare una situazione spiacevole, si mettono in gioco, si reinventano e prima o poi trovano il loro posto nel mondo. 

Non è facile e nemmeno immediato, la pappa pronta e le lenzuola stirate dalla mamma rimangono un nostalgico ricordo. Chi sogna e chi veramente cambia le cose, purtroppo, oggi come allora, non è chi rimane in Italia, ma chi dall’Italia fugge.

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